«Otto milioni di biciclette» nell’Italia del ’33

L’ultimo libro di Romano Bracalini racconta «non da storico ma da giornalista» storie di vita di gente comune negli anni del fascismo

Tre giovani donne con abiti alla moda dell'epoca, con guanti e cappello camminano soddisfatte tenendosi a braccetto. È il 1933. Chissà cosa passa loro per la testa dietro quei sorrisi, chissà dove vanno. Anche di immagini come questa era fatto il Ventennio. Lo sa bene Romano Bracalini, scrittore, giornalista e studioso di storia italiana, che nel suo ultimo libro Otto milioni di biciclette (Mondadori, le Scie, 18,50 euro), ha saputo raccontare un’Italia, quella del Ventennio, che non è fatta solo di carta e di inchiostro, di racconti descritti chissà quante volte da nonni e bisnonni, ma anche di gente comune con le proprie piccole storie quotidiane; persone, non personaggi storici, che ogni mattina salivano su un tram per andare a lavorare, passeggiavano per la strada, inforcavano la loro bicicletta. «Ho letto i giornali che leggevano loro, viaggiato sui treni su cui viaggiavano, visto i film che vedevano, ascoltato la stessa musica», spiega Bracalini. «E poi ho cercato di capire come vivevano. Invece di fare lo storico che sapeva come andava a finire, ho voluto fare il cronista dell'epoca perché credo che uno storico debba essere rispettoso dei fatti». Un lavoro di ricerca durato quattro anni approfondito attraverso gli orari dei treni del periodo, i quotidiani e le lettere che la gente scriveva ai giornali, per raccontare gli anni del fascismo in un saggio avvincente come un racconto. Pagina dopo pagina si sbircia nella borsa della spesa delle famiglie si scopre cosa c'era in pentola, soprattutto polenta, per una tavola che l'aumento del costo della vita aveva reso sempre più povera. Parola dopo parola si sposta lo sguardo, e dietro le crepe di una facciata che il regime voleva perfetta, ecco le grandi difficoltà e la fame, con cui fare i conti. Bracalini sa far percepire a chi legge l'atmosfera di un'epoca, trasmettendogli lo stupore di scoprire una storia, tenendolo incollato alla pagina, anche se già conosce il finale. Ha ragione il giornalista e storico Luciano Garibaldi, che di Otto milioni di biciclette dice «Sembra di avere in mano un romanzo, da gustare capitolo per capitolo, sera per sera».