Oxa, 27 anni di musica «Canto e mi racconto»

Un concerto per ripercorrere le tappe più importanti della carriera. Tra cuscini , candele e strumenti etcnici l’artista suona anche le campane tibetane e canta brani in spagnolo

Ferruccio Gattuso

Un quarto di secolo di carriera, tanti volti, una sola voce: nitida, versatile e immune da cedimenti. Anna Oxa ha sempre avuto attenzione per la forma - fatta del suo viso esotico, di una bellezza androgina quasi intimorente, dei movimenti studiati nei minimi particolari, di un look in costante evoluzione - ma solo perché il contenuto era dato per scontato. Tutt’altra cosa rispetto alle figlie del videoclip, quelle che conta l’inquadratura e il resto lo facciano i suoni campionati. Lei, l’ex punkettara dal trucco marcato sbocciata in un dark lady da film avveniristico, ha sempre dosato apparizioni in tv, evitando sovraesposizioni inutili. «La tv - è l’amara constatazione della Oxa - non è fatta per raccontarsi: appare sempre più difficile filtrare ciò che si vuole dire attraverso questo mezzo». Quando si nasce a primavera, a Bari, da madre italiana e padre albanese musulmano, e con un cognome impegnativo da ritoccare (Hoxha Enver, dittatore rosso d’oltre Adriatico non cantava: faceva cantare i dissidenti), qualcosa di diverso ce lo si porta dentro. E dalla diversità nascono le radici di questa artista dal fascino mutevole e intatto: «I cambiamenti arricchiscono, e la gente ha sempre dimostrato di comprenderli. Io offro sempre me stessa, lavoro su progetti musicali che non sono mai di maniera. Poi tendo la mia mano a chi ascolta, e il pubblico può sempre scegliere se afferrarla e seguirmi nel percorso. Anche le mie vecchie canzoni, non posso cantarle come facevo nel 1978: la vita non è un fermo immagine, io non sono la stessa Anna di vent’anni fa, e la musica cresce con me».
Questa sera, Anna Oxa torna a Milano, al Teatro Smeraldo (ore 21, ingresso 25 e 35 euro più prevendita), per un concerto ispirato da una lunga carriera cominciata da giovanissima, a 17 anni, e da un doppio cd - «Mie» - che festeggia proprio questa tappa: il territorio della musica pop, si sa, è minato. Un passo falso ed è peggio che saltare in aria: nemmeno la soddisfazione del botto, finisci nel dimenticatoio punto e basta. La carrellata di canzoni e di emozioni di Anna Oxa si è invece trasformata in una bella storia. E così, ascoltare nella veste da studio o da palco, brani come Senza pietà, Ti lascerò, Donna con te, Tutti i brividi del mondo non lascia indifferenti, nemmeno per chi porta altrove i propri gusti musicali. Perché quelle note segnano varie stagioni della musica di casa nostra, e molto spesso ad ogni stagione corrisponde una Oxa diversa. Per il suo live al Teatro Smeraldo, la cantante pugliese ha in serbo due cornici, una intimistica e una più marcatamente pop. È senza dubbio la prima a incuriosire: cuscini e candele sul palco, campane tibetane suonate dalla stessa protagonista, suggestioni latine che vanno dall’Argentina al Portogallo (alcuni brani sono cantati in spagnolo, come nell’album «Mie»: Historias e Siento, La estrella azul e Gracias a la vida), strumenti a fiato ed etnici, affidati a un musicista come l’australiano Phil Drummy, e poi i contributi chitarristici di Lorenzo Frizzera e percussivi di Marco Fadda. E ci sarà spazio anche per i ricordi. Sì, perché Anna Oxa ha deciso di cantare, ma anche di raccontarsi: «Parlerò delle mie radici italiane e albanesi, di libri e delle esperienze che hanno segnato la mia vita. Delle persone che ho incontrato». Ad esempio, Giorgio Gaber, con il quale ha duettato nel brano Si può, contenuta nell’album «Mie»: «Ho sempre amato Gaber, adoro cantarlo».

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