Padellaro: "Non trovo più motivi per votare il Pd e l'Unità mi censura"

L’ex direttore: "Mancano linea e leader: così al governo non andrà mai
più. Concita? Desolante, ha vietato di recensire il mio libro"

Antonio Padellaro, come mai non ha mandato il suo ultimo libro all’«Unità»?
«Ah, se n’è accorta anche lei? Desolante che non ne abbiano parlato, una cosa davvero antipatica».

Insomma, lei è stato direttore per tanti anni...
«Nel 2001 con Furio Colombo lo rimisi in piedi quel giornale, altrimenti sarebbe fallito, e adesso non trovano una riga per recensire il libro dell’ex direttore che fra l’altro parla della sinistra?».

Ieri hanno trovato una pagina intera per recensire «Il mondo nuovo» di Massimo D’Alema.
«Guardi, l’Unità non versa in buone acque e io non voglio aggiungere la mia pietruzza di polemica, però è imbarazzante. Voglio dire, in “Io gioco pulito” ci sono anche gli interventi di autorevoli firme del giornale, da Marco Travaglio a Furio Colombo...».

È un chiaro boicottaggio.
«Non so cosa pensare. Ho mantenuto un rapporto di affetto con i colleghi...».

La recensione l’hanno proposta?
«Sì, ma il pezzo non è uscito. Devo pensare che sia stato un ordine della direzione».

Cioè di Concita De Gregorio, che Walter Veltroni volle al suo posto...
«Quell’intervista in cui Veltroni, da segretario di partito, annunciò il cambio, resta un caso senza precedenti. Lo avesse fatto Silvio Berlusconi noi lo avremmo denunciato e criticato».

Il suo caso è sintomatico della litigiosità interna al Pd?
«Ma io faccio il giornalista, mica il politico. Non appartengo ad alcuna corrente».

Da direttore dell’«Unità» criticò spesso la linea del Pd, però.
«Poi però me ne sono andato con un atteggiamento di grande correttezza. Se avessi polemizzato lo capirei, ma sfido chiunque a trovare una mia dichiarazione su Concita».

Cercata ovunque, non c’è.
«Mi sono dimesso senza sollevare polveroni, che devo fare di più? Ne parlassero male, del libro, ma censurarlo...».

L’«Unità» di Concita le piace?
«Le mie opinioni le tengo per me. E non faccio tragedie, lamento solo una questione che è sotto gli occhi di tutti».

L’hanno recensita tutti, quotidiani e tv.
«Ne sto persino parlando con il Giornale, che certo non la pensa come me».

Il titolo «Io gioco pulito» significa che il Pd gioca sporco?
«È la politica in generale che gioca sporco, gli elettori sono sempre più propensi all’astensione».

Alle ultime politiche erano gli elettori del centrosinistra a mancare all’appello.
«È chiaro che il centrosinistra ha un problema in più rispetto al suo elettorato, calza bene la definizione di “ex voto” data da Ilvo Diamanti».

C’è anche lei fra gli esuli?
«Ho votato Veltroni con entusiasmo...».

E a giugno cosa voterà?
«Vorrei che da qui alle urne mi dessero un motivo per votare Pd, anche perché vivrei l’astensione come una sconfitta personale. La verità è che non li vedo, i motivi. E per ora sono solo arrabbiato».

Arrabbiato con Veltroni che si è dimesso? O con Franceschini?
«Il problema non è se Franceschini sta facendo bene o male... E Veltroni alle elezioni del 2008 fece uno sforzo straordinario, quel 33 per cento era il massimo risultato che si potesse raggiungere...».

Poi però il partito non lo ha seguito.
«La fusione a freddo non ha funzionato. E l’opposizione non è stata coerente e tambureggiante come gli elettori si aspettavano, ma ondivaga fra dialogo e durezza...».

I voti del Pd andranno all’Idv?
«Antonio Di Pietro dà la sensazione di fare un’opposizione più robusta».

Lui e Franceschini si beccano in continuazione.
«Spettacolo desolante, in questo momento bisognerebbe contrastare il governo con contenuti e proposte».

Invece dall’immigrazione al referendum il centrosinistra si divide su tutto.
«Le polemiche interne sono il male atavico della sinistra, manca compattezza in un momento in cui bisognerebbe fare quadrato».

Come se ne esce?
«Bisogna fare al più presto ciò che non è stato fatto dopo le dimissioni di Veltroni».

Il congresso.
«Va fatto subito dopo le elezioni. Serve un chiarimento su linea e leadership».

E le alleanze?
«La vecchia Unione è stata un fallimento perché univa forze che non avevano alcuna voglia di stare assieme, e il governo Prodi ha sprecato una grande occasione. Il problema è che da solo il Pd non ce la fa, senza alleanze non tornerà mai più al governo».

Quindi avanti con l’Idv?
«Il Pd deve scegliere fra Sinistra e Udc».

È più facile che ex Ds ed ex Margherita divorzino...
«Sarebbe un disastro, la condanna all’emarginazione. Serve una sintesi, e soprattutto un leader».