Un palcoscenico «Shock» per sette vizi capitali

Guardare in faccia i propri vizi, e riconoscerli. Già questa è un'impresa, in un'epoca determinata a dribblarli per tenere sedata la coscienza. Ecco perché «Shock» - lo spettacolo ideato e diretto da Andrea Forte e coreografato da Gianluca Schiavoni, in cartellone al Teatro degli Arcimboldi questa sera e domani (ore 20.30, ingresso 38-18 euro, info: 02-641142212) non è solo una creazione di danza: come il cervello gigantesco che occupa la scena - dal quale si sprigionano quindici danzatori ognuno simboleggiante un vizio o peccato - «Shock» è una scomoda riflessione imposta all'uomo più auto-assolutorio della storia, quello del XXI secolo.
Il peccato esiste, eccome, ed è necessario codificarlo, ma l'arte e la creatività lo possono riparare. Danza, musica, filosofia: l'impresa non da poco viene dalle intuizioni di Andrea Forte, ed anche un'immagine semplice come questa può spiegare il senso dell'opera: «Come il limite di velocità a 130 km/h - dice il ballerino e istruttore della Scuola di Ballo della Scala -. I limiti ai vizi servono alla società per auto-conservarsi. La soluzione non è l'astinenza totale, ma il non rendere un vizio la propria ossessione. La fissità nel vizio, è quella la schiavitù: in essa, l'uomo si isola sempre di più». Ai ben noti sette vizi capitali biblici - superbia, lussuria, gola, invidia, avarizia, ira e accidia - Forte ha aggiunto la paura e l'inganno. «La paura - spiega l'ideatore di "Shock" - è anche uno dei vizi contemplati dall'islam, e non certo a caso ma per una ragione profonda e micidiale. La paura infatti corrode l'individualismo e trasforma gli uomini in pecore: li limita nel movimento, fisico e intellettuale. Ecco perché il potere la strumentalizza dalla notte dei tempi». Ogni ballerino pronto a uscire dal «grande cervello» (ispirato ai quadri di Walter Cremonini: un colosso di 6 metri in lunghezza, quasi 5 in profondità e 3,5 in altezza) assume i movimenti simbolici e i colori di un vizio: «L'inganno è giallo - spiega Forte -, come il colore centrale del semaforo, che conduce il guidatore ad esitare; la paura è marrone, come la dura e sedimentata corteccia degli alberi, la gola è verde, il colore dell'immaturità, e così via». La salvezza, dunque, viene dall'arte, e dalla capacità di riconoscere il Bello: una capacità che sembra attualmente in pericolo. Lo spettacolo ha inizio con una breve introduzione del critico d'arte Philippe Daverio, cui segue una rappresentazione del Peccato Originale di Adamo ed Eva, cioè l'origine dell'eterna attrazione-repulsione dell'uomo verso il peccato. Sarà una danzatrice minorenne, infine, a simboleggiare la creatività, colei che sana ogni ferita: «Ho voluto una delle mie più giovani allieve - spiega Forte - perché dai più giovani danzatori possono venire quelle movenze istintive che generano empatia nel pubblico».
Nel finale, la voce unica di Ornella Vanoni interpreta due brani musicali: «Conosco Ornella da più di quindici anni - conclude Forte -. Quando le ho parlato del progetto di Shock ne è rimasto subito affascinata, è stato quindi naturale per me chiederle di partecipare. Oltretutto Ornella ha avuto una vita movimentata, la sua personalità è stata fonte di piacere e di dolore per lei stessa e per alcune persone: per ragioni artistiche e biografiche, dunque, Ornella era la voce e la persona giusta». E la grande cantante milanese ammette: «Penso che si possano lasciare i peccati alle spalle: certo io ho peccato spesso di gola e di lussuria, ma non ho mai sofferto di invidia, avarizia e superbia. La fede e la creatività sono oggi la mia forza».