Palermo-New York: il ritorno della mafia

Cene, donne e droga: presi i nuovi padrini. Arrestate 90 persone. Gli
emissari di Cosa Nostra mandati in America da Provenzano per
ricostruire la grande mafia

Palermo - Gli agenti sono andati a colpo sicuro. Sapevano che Franky Boy era lì, in quella villetta rossa di Long Island, tendine rosa e prato all’inglese. Frank Calì, detto Franky boy, è stato arrestato a casa della sua amante. I poliziotti italiani e gli agenti dell’Fbi lo avevano seguito le sue mosse per mesi, silenziosamente avevano ricostruito la rete, conoscevano i traffici, i movimenti illeciti: droga, import-export per il riciclaggio di denaro sporco, racket. Cosa Nostra, il legame tra Sicilia e il Nuovo Mondo, la connection, il vecchio ponte tra Palermo e New York si è spezzato con gli arresti di ieri.
Un maxi blitz: «Operazione Old Bridge», che ha portato all’arresto 90 boss della mafia. Sicilia-Stati Uniti una rotta quasi sempre sicura e a volte anche divertente. Gli emissari della mafia palermitana che andavano a fare affari con dei clan «cugini» americani furono mandati per la prima volta negli Usa da Bernardo Provenzano: Nicola Mandalà e Gianni Nicchi. Avevano il compito di ricucire i rapporti con le cosche newyorkesi. Nei fascicoli dell’inchiesta italo-americana ci sono persino le fotografie scattate con le fidanzate. Immagini da viaggiatori «fai da te», ma con le spese ben pagate.

Quelle foto riprendono cene e serate di divertimento, gite in limousine, shopping sfrenato. Padrini siciliani a cena: c’è Frank, il nuovo uomo della famiglia Usa dei Gambino, poi Nicola Mandalà, il rampante boss manager di Villabate che era ormai entrato nelle grazie di Bernardo Provenzano. Poi ancora Gianni Nicchi, 27 anni e già killer fidato dei grandi uomini d’onore. Scene dalla nuova Cosa Nostra, quella che Provenzano aveva deciso di riformare dopo le stragi Falcone e Borsellino. Ma, probabilmente, non immaginava che le sue nuove leve si sarebbero concesse tanto. Lui, il capo di Cosa Nostra, continuava a fare una vita riservatissima, non si concedeva alcun lusso. In America, invece, Mandalà e Nicchi facevano i ricchi e benestanti. Rimasero fino al 7 dicembre 2003. Le fidanzate tornarono subito a Palermo. Loro fecero invece una tappa di avvicinamento alla Sicilia passando per Milano. Due giorni dopo, Mandalà fu intercettato mentre raccontava alla fidanzata di aver «preso due chili di coca... micidiale». La droga, quindi. Uno dei grandi affari siculo-americani, ma anche uno sfogo dei rampolli di Cosa Nostra. A Palermo, i magistrati forse avevano già capito molte cose.

Qualche tempo dopo, altre intercettazioni. Dalle parole dei boss in erba si capiva che qualcuno sapeva delle spese folli in America. Così Mandalà confessava alla fidanzata: «Troppi soldi abbiamo speso. Troppi, troppi. Quarantamila euro. Solo l’albergo e l’aereo sono stati 19mila. E poi abbiamo speso ventimila euro lì». Il 18 marzo 2004, il boss di Villabate tornò, però, di nuovo a New York, questa volta con due collaboratori, Ignazio Fontana e Nicola Notaro. C’era già l’Fbi sulle loro tracce, con una telecamera. Furono ripresi: in quelle immagini c’è Nicola che scende dall’auto. Notaro è il più discreto del gruppo. Sì. In realtà era lui il vero manager. Con Frank Calì aveva costituito la Haskell international trading, che si era aggiudicata dalla multinazionale Nestlè un accordo di esclusiva per la distribuzione in America di uno dei marchi più amati dagli italiani. Il primo atto della società italo-americana fu una donazione di 300 chili di pasta ai pompieri della nuova caserma di Liberty Street, costruita davanti alla voragine delle Torri Gemelle.
Ma presto la Nestlè cominciò ad avere qualche dubbio, e fece saltare l’accordo con i distributori italiani.