Le mazzette all'Anas, altri 9 arresti. E la Regione commissaria le opere

Prosegue l'indagine della guardia di finanza per l'operazione "buche d'oro" che ha permesso l'arresto di altri dipendenti infedeli di Anas

Altri 9 arresti sono stati eseguiti dalla guardia di finanza di Catania nell'ambito dell'operazione "Buche d'oro" che aveva fatto emergere un sistema di corruzione e mazzette per i lavori di manutenzione stradale all'interno dell'Anas. La nuova indagine ha portato alla luce un "consolidato intreccio corruttivo che unisce pubblici ufficiali infedeli e imprenditori corruttori impegnati a concordare, da un lato, la non esecuzione dei lavori appaltati e dall'altro, ad accelerare le procedure amministrative per il pagamento degli stessi lavori così da incamerare, quanto prima, il profitto illecito e dividerselo". Così raccontano le fiamme gialle di Catania che stanno proseguendo l'operazione "buchde d'oro" che ha già portato all'arresto di sette persone e scoperchiato un sistema marcio della gestione delle manutenzioni delle strade della Sicilia orientale soprattutto.

Nove, stavolta, le misure cautelari emesse dal gip (sei in carcere e tre ai domiciliari) nei confronti di persone indagate, in concorso, per corruzione nell'esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati all'Anas (area compartimentale di Catania) nonché nella sostituzione di barriere incidentate e nella manutenzione del verde lungo le strade. Si tratta di appalti per milioni di euro. Nei guai anche alcuni funzionari Anas, come il responsabile dell'area tecnica Giuseppe Romano di 48 anni, il capo del centro di manutenzione D Riccardo Carmelo Contino di 51 anni, il capo del Nucleo B Giuseppe Panzica di 48 anni già ai domiciliari e raggiunti da un'altra misura di questo tipo; oltre a Giorgio Gugliotta capo del Nucleo C di 45 anni, che è finito in carcere nell'ambito della nuova inchiesta. Arrestati anche Amedeo Perna, 50 anni, dipendente della "Ifir Tecnologie Stradali", Santo Orazio Torrisi, 62 anni, rappresentante legale della "Sicilverde", Giuseppe Ciriacono, 51 anni, padre del rappresentante legale della "Ital Costruzioni Group" e Vincenzo Baiamonte, 50 anni, che nel 2019 risulta dipendente di una ditta, il cui rappresentante legale, Salvatore Truscelli (che dà il nome alla societa) è stato sorpreso dai finanzieri a consegnare negli uffici dell'Anas una tangente di 10 mila euro in contanti.

"Vi è un retrogusto molto amaro - ha detto il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro - Non vi sono stati soggetti che hanno dall'interno segnalato i fatti nonostante le leggi che consentono l'anonimato, non vi sono state stazioni appaltanti che dovevano controllare che abbiano esercitato questi controlli. Al di là della sistematica violazione da parte di tutti i vertici dell'area compartimentale di Catania, vi è anche una maggiore responsabilità delle stazioni appaltanti perché, quantomeno, l'anomalia dei ribassi avrebbe dovuto indurre a dei maggiori controlli". Secondo gli inquirenti, i lavori in alcuni casi venivano fatti in maniera approssimativa, mentre in altri, nonostante l'appalto, non venivano mai realizzati. Le gare in questione, i cui bandi e la valutazione delle offerte, a seconda dell'entità dei lavori da affidare, erano a cura della direzione generale dell'Anas o della struttura territoriale di coordinamento di Palermo, venivano aggiudicate anche con ribassi superiori al 50%. Nel mirino sono finiti nuovi lavori, non eseguiti a regola d'arte sulle principali strade della Sicilia centro-orientale. Secondo i finanzieri catanesi, ad esempio, l'asfalto non veniva rimosso come "stratagemma per risparmiare oneri da tramutare in mazzettè".

Stando a quanto emerso, tra l'altro, i lavori "oggetto di illeciti scambi di utilità tra imprese e funzionari corrotti" si concludevano in tempi rapidissimi per "l'evidente necessità, per entrambe le parti, di incamerare quanto prima il profitto criminale derivante dalla parziale o totale inadempimento dei vincoli contrattuali fissati". E poi non c'era spazio per i contenziosi. "L'esecuzione degli appalti tracciati quali fonte di tangenti - scrivono i finanzieri - non vedeva quasi mai l'insorgere di contestazioni bensì il puntuale e celere rilascio della piena conformità a quanto commissionato così da velocizzare il più possibile il pagamento della pubblica amministrazione, vittima di un vero e proprio raggiro".

"Questo sistema che era diffusissimo nell'area compartimentale di Catania prevedeva che i risparmi sulla qualità dei lavori che andavano a compromettere la sicurezza costituissero poi la base del monte di denaro che poi veniva spartito tra le imprese che risparmiavano e i funzionari che non controllando consentivano che questi risparmi venissero fatti - prosegue Zuccaro - Ora l'Anas ha completamente azzerato il suo reparto di dirigenti sostituendoli con persone che provengono da fuori dalla Sicilia, come auspicavamo e che sembrano in grado di poter iniziare un nuovo corso a Catania. C'è la volontà di cambiare".

"Abbiamo dovuto prendere atto, con amarezza, di come l'inchiesta sulla presunta corruzione in Anas non si sia ancora fermata - dice l'assessore regionale siciliano alle infrastrutture Marco Falcone - Siamo davanti a fatti che rallentano o rischiano addirittura di annullare gli sforzi che stiamo mettendo in campo in Sicilia tramite consistenti investimenti pubblici. Triste vedere come questa operazione abbia macchiato anche grandi iniziative come il Giro d'Italia, una vetrina sportiva e turistica che era servita anche a riqualificare significative arterie secondarie. A questo punto, il Governo Musumeci chiederà il commissariamento di alcune opere che sono strategiche per la Sicilia, al fine di aumentare i livelli di trasparenza, celerità ed efficacia degli interventi".