Il Papa: "Alla gente non servono preti scelti con campagne pubblicitarie"

Il Santo Padre davanti a 6mila giovani consacrati: "Prestigio e risorse non sono indispensabili per l'evangelizzazione". E avverte: "Basta fare chiacchiere"

Papa Francesco celebra la Santa Messa per i novizi e i seminaristi

Papa Francesco non molla. La riforma della Chiesa ormai è centrale nel suo magistero. All'indomani della stoccata contro le auto di lusso su cui sfrecciano preti e suore, il Santo Padre è infatti tornato a predicare la povertà della Chiesa: "La gente oggi ha bisogno certamente di parole, ma soprattutto ha bisogno che noi testimoniamo la misericordia, la tenerezza del Signore, che scalda il cuore, che risveglia la speranza, che attira verso il bene".Nell’omelia rivolta ai seminaristi e alle novizie radunati in San Pietro in occasione dell’Anno della Fede, il Pontefice ha ricordato che i preti sono "scelti e mandati da Dio e non attraverso campagne pubblicitarie o appelli al servizio e alla generosità". "Siamo chiamatia portare questo messaggio di speranza che dona serenità e gioia: la consolazione di Dio, la sua tenerezza verso tutti - ha osservato Bergoglio - perché la nostra missione sia feconda è importante sentire la consolazione di Dio e trasmetterla".

Domani papa Francesco sbarcherà a Lampedusa per abbracciare le migliaia di immigrati clandestini che lasciano la propria terra per cercare fortuna in Italia. Ma, durante la recita dell'Angelus davanti a una piazza San Pietro gremita di fedeli, è stato chiaro che il Santo Padre guarda con trepidazione alla Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Rio de Janeiro. "La diffusione del Vangelo non è assicurata né dal numero delle persone né dal prestigio dell’istituzione né dalla quantità di risorse disponibili. Quello che conta è essere permeati dall’amore di Cristo, lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, e innestare la propria vita nell’albero della vita, che è la croce del Signore", ha spiegato il Pontefice ai 6mila seminaristi e novizi che hanno partecipato questa mattina alla Santa Meessa in San Pietro. Durante l'omelia Bergoglio ha ricordato anche l'insegnamento di Joseph Ratzinger: "La Chiesa, ci ha ripetuto Benedetto XVI, non è nostra, ma è di Dio. Il campo da coltivare è suo. Quante volte noi, i consacrati, pensiamo che sia nostra". Proprio per questo ci ha tenuto a spiegare ai giovani consacrati che l'evangelizzazione deve essere fatta in ginocchio, pregando. "Senza il rapporto costante con Dio - ha spiegato - la missione diventa mestiere. E il rischio dell’attivismo, di confidare troppo nelle strutture, è sempre in agguato. Se guardiamo a Gesù, vediamo che alla vigilia di ogni decisione o avvenimento importante, si raccoglieva in preghiera intensa e prolungata". Da qui l'invito a coltivare la dimensione contemplativa, anche nel vortice della quotidianità. "Più la missione vi chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il vostro cuore sia unito a quello di Cristo, pieno di misericordia e di amore - ha continuato il Pontefice - qui sta il segreto della fecondità di un discepolo del Signore".

Papa Francesco ha quindi spiegato ai consacrati che lo scopo dei preti non è socializzare, ma annunciare il Vangelo. "Non c’è tempo da perdere in chiacchiere, non bisogna aspettare il consenso di tutti, bisogna andare e annunciare", ha continuato Bergoglio illustrando il senso della missione affidata da Gesù ai suoi discepoli. Il Vangelo di questa domenica parla, infatti, del fatto che Gesù non è un missionario isolato, ma coinvolge i suoi discepoli. "Oltre ai Dodici apostoli, chiama altri settantadue, e li manda nei villaggi, a due a due, ad annunciare che il Regno di Dio è vicino - ha concluso il Santo Padre - Gesù non vuole agire da solo, è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo con lo stile della comunione, della fraternità". Per questo ha formato subito una comunità di discepoli, che è una comunità missionaria.

Commenti

Roberto Casnati

Dom, 07/07/2013 - 12:53

Oh come mi piace questo Francesco I !