La parabola nucleare di Greenaway

Le tappe della storia dell’uranio. Improvvisazioni del regista video-jockey

Igor Principe

Si può raccontare la Storia con un numero? La domanda pare destinata ad avere risposta negativa: come si può pensare di racchiudere millenni di vicenda umana nell'angusto spazio di un numero che ne sia simbolo? Pure, qualcuno l'ha fatto. Si chiama Peter Greenaway e di mestiere fa il regista di cinema. Nella sua visione il secolo è il Ventesimo, e il suo emblema il 92. Che è poi il numero atomico dell'uranio.
La parabola del nucleare, tutt'altro che chiusa, è dunque al centro di The Tulse Luper VJ Performance, che stasera - e solo per una data - sarà in scena all'Hangar Bicocca. Su cinque schermi giganti scorreranno immagini scelte e montate da Greenaway per esporre il nuovo capitolo di un titanico progetto, The Tulse Luper Suitcases.
Sorta di alter ego del regista, Tulse Luper è uno scrittore che colleziona valigie di memorie dei luoghi in cui la vita lo fa capitare. Molti di essi sono prigioni: sedici, per essere esatti. Alcune visitate di persona, altre vissute come trappole dell'anima. Da ognuna di esse, tuttavia, Tulse riesce a far uscire una valigia carica di ricordi e immagini riconducibili all'uranio e al suo potenziale, non certo da intendere come risorsa energetica per il vivere civile.
L'arco temporale in cui si svolge la vicenda del protagonista va dal 1928 al 1989, e non è un caso: il primo è l'anno in cui l'uranio entra nella tavola degli elementi; il secondo, quello in cui la caduta del Muro di Berlino scrive la parola fine sulla Guerra Fredda. A scandirne le tappe le valigie, che sono - manco a dirlo - 92. Tanti quanti gli eventi chiave della narrazione e i personaggi. Per Greenaway questo film dovrebbe durare più o meno 8 ore. In attesa di definirlo, il regista rilascia di tanto in tanto alcuni eventi costruiti intorno alle valigie. Due esempi, per capirci. Dalla numero 46 è nato un allestimento teatrale, Gold, costruito sui 92 lingotti d'oro in essa contenuti e nati, secondo l'autore, dalla fusione dell'oro di ebrei requisito dal Terzo Reich. Tutte le 92 valigie - e siamo al secondo esempio di evento collaterale - sono state invece oggetto di una mostra tenutasi due anni fa a Milano, dal titolo Wash&Travel.
Ciò detto, la performance di stasera si annuncia come nuovo evento collaterale al mega progetto del film. Nell'Hangar Bicocca, Greenaway vestirà gli inusuali panni di vj, ovvero video-jockey, decidendo sulla base di un canovaccio, ma anche con qualche dose di improvvisazione, le immagini da far scorrere sui cinque megascreen posizionati nello spazio scenico. Quanto accadrà è dunque una sorpresa, in parte mitigata dall'immaginare che il regista non si discosterà dalla traccia del film, a sua volta basato su passaggi di storia vera. Ci saranno quindi richiami al 1941, anno in cui si scopre il plutonio, e '42, quando con il progetto Manhattan si comincia a costruire la bomba atomica. O ancora, il 1946, gli scienziati dell'Unione Sovietica emulano gli americani e ottengono la prima reazione a catena, diventando a tutti gli effetti potenza nucleare.
Greenaway non sarà da solo, nel proporre nuovi spunti del suo progetto. Serge Dowdell, noto in ambiente musicale come Dj Radar, lo affianca per quanto riguarda la scelta dei suoni. Che riprendono, flirtando con uno stile da discoteca, la colonna sonora nata per il film.