Le parigine, che snob Per questo le amiamo...

Odiano l'ostentazione, la folla del sabato sera, i jeans, i romanzi noir e perfino lo champagne. Adorabili

La donna è l'opposto del dandy, scriveva Baudelaire con sovrano, misogino disprezzo. Non sapeva che a poco più di un secolo dalla sua morte, e proprio nella sua Parigi, sarebbero nate donne che pur senza gli eroici estremismi di Lord Brummel e di Oscar Wilde al dandismo si avvicinano molto. Sono le parigine descritte in Come essere una parigina. Ovunque tu sia (Mondadori). Chiaramente l'identikit non corrisponde a tutte le donne lassù residenti: corrisponderà alle quattro autrici (sì, un libro a otto mani), alle loro amiche e alle lettrici più convinte, poche migliaia di persone eppure sufficienti a perpetuare un mito. Perché a Parigi e dintorni l'eccentricità femminile non è una novità assoluta e Maria Antonietta e Coco Chanel hanno nel libro il posto destinato alle maestre. Ciò nonostante il personaggio più citato da Anne Berest (scrittrice), Caroline De Maigret (modella di sangue blu), Audrey Diwan (sceneggiatrice) e Sophie Mas (produttrice cinematografica) è un uomo e per l'appunto il poeta dei Fiori del male , virgolettato con esatta malizia quando scrive di lusso e lussuria: «L'adorata era nuda e, conoscendo il mio cuore,/non aveva tenuto che i suoi sonori gioielli». Mi sono commosso. Perché Les bijoux , la sesta delle poesie condannate dal tribunale correzionale di Parigi in quanto «conducono all'eccitazione dei sensi» (il giudice non aveva tutti i torti), è da sempre una delle mie preferite. E perché fare di Baudelaire un maestro di stile non poetico bensì esistenziale, non dell'Ottocento ma del Ventunesimo secolo, è un'idea che poteva venire in mente solo a donne sublimi. Siccome sono cattivo mi è venuto di fare un confronto con le nostre sacerdotesse della moda. È possibile immaginarsi Anna Dello Russo e Chiara Ferragni citare così spesso e così propriamente Gabriele d'Annunzio? No, non è possibile.

Alle seguaci di www.annadellorusso.com e www.theblondesalad.com consiglio Come essere una parigina. Ovunque tu sia per smetterla di marchiarsi con le marche, per sfuggire alla morsa del provincialismo complessato. Provenendo dalla nazione che sulla parola griffe ha eretto un leviatano degli obblighi vestimentari, le quattro autrici conoscono perfettamente il problema e insegnano come risolverlo: «Quello che non troverete mai nell'armadio di una parigina: il brand. Non sei un cartellone pubblicitario». Badate bene, questo non è pauperismo né un rigurgito del no logo di Naomi Klein, è splendido individualismo. Lo snobismo è una ribellione umanistica che consente di considerare Coco Chanel solo e sempre una persona, e mai una borsa: «Tutto ciò che assomiglia a una sfilza di lettere dell'alfabeto (due c, una grande d o le ysl) è una grammatica riservata alle tavole oculistiche». Le quattro moschettiere infilzano il conformismo e la volgarità ovunque si annidino. Nate nella patria del noir e del polar scrivono contro «i polizieschi che legge lui e che non ammetti nella tua libreria». La letteratura deve avere la L maiuscola, sui loro scaffali si scorgono Houellebecq ( Le particelle elementari ), Nabokov ( Lolita ), Flaubert ( Madame Bovary ), mentre nella mensola più bassa, tra le foto di Serge Gainsbourg (altro riferimento insieme alla figlia Charlotte e a Jane Birkin), compare Françoise Sagan che comunque fu donna di eccessi, vita libera e spider. Se c'è il rischio di dimostrarsi sprezzanti e classiste, le quattro amiche lo corrono: «Le vere parigine non escono il sabato sera. Lasciano ristoranti e discoteche della capitale ai provinciali ubriachi e agli studenti». Non si inchinano al multietnico e pertanto un fenomeno pacchiano lo addebitano tranquillamente a un popolo straniero: i jeans troppo complicati, con buchi o ricami, «sono un capo perfetto. A Bollywood». È un manuale di stile scritto con molto stile, Come essere una parigina. Ovunque tu sia , e a questo punto di Anne Berest e Audrey Diwan, le due professioniste della scrittura del quartetto, vorrei vedere anche i romanzi. Chissà che qualche editore non faccia la grazia di qualche traduzione.

Le quattro bastiancontrarie si superano nel capitolo alcolici. Qual è il simbolo dello stile di vita francese? Lo champagne, ovvio. E di quale vino parlano malissimo le quattro? Dello champagne, ovvio. Le parigine eleganti bevono parecchio ma quasi soltanto rosso, anche perché si abbina al prediletto camembert. Siccome, da lambruschista, detesto anch'io le bianche bollicine francesi, con le seguenti righe ho raggiunto l'estasi: «Lo champagne fa venire un alito che si può definire di fogna. Le parigine hanno inventato allora il concetto di “piscina”, che consiste nel far galleggiare dei cubetti di ghiaccio nella coppa di champagne. Questo trucco limita l'acidità di stomaco e l'alito cattivo». Un libro del genere merita di diventare livre de chevet e di starsene al fianco di un volumetto ugualmente composto di aforismi e pensieri, quel Il mio cuore messo a nud o in cui Baudelaire scrisse della donna come opposto del dandy: definizione che ha molte ragioni ma almeno quattro eccezioni.