Parola di psichiatra: i sondaggi sbagliati hanno sviato gli elettori

I condizionamenti influiscono sugli indecisi che vengono invitati a seguire chi ritengono vincente

I risultati elettorali sono ormai sotto gli occhi di tutti, ed i «sondaggi» che li hanno preceduti... anche. Ma i sondaggi errati, sono davvero in grado di «condizionare gli elettori? E nello specifico, in queste elezioni, le notizie di un vantaggio così ampio della coalizione di centro-sinistra , sbandierato come sicuro dai media compiacenti, hanno giocato un ruolo?
Sicuramente sì, e vi spiego perché.
Ciò che trae squisitamente in inganno le condizioni psicologiche in cui si effettua una scelta, se si è membri di un particolare gruppo sociale, è la «convalida consensuale» di un concetto. I più ritengono, ingenuamente, che, se un sentimento, o un'idea, sono condivisi dai più, essi siano giusti. Niente è più lontano dal vero! La convalida consensuale, infatti, in sé e per sé, non solo non significa verità, ma spesso può indurre a gravissimi errori e/o condizionamenti. Il fatto che migliaia di persone, ad esempio, condividano gli stessi vizi non fa certo di questi vizi delle virtù, il fatto che condividano tanti errori, non fa di questi errori delle verità, ed il fatto che molte persone condividano una stessa forma di malattia mentale, non costituisce il metro per dire che questa gente sia sana! La differenza fra «malattie» mentali e «condizionamenti» sociali è ovvia, ma non lo è tanto se consideriamo il grado di condizionamento che, un sondaggio errato (ad arte?), può avere sui cittadini che si apprestano a votare. In questo caso il condizionamento ha addirittura una doppia azione: da un lato convince gli «indecisi» del fatto che, la maggior parte delle persone abbia già fatto una scelta, e che, quindi, la scelta condivisa dai più, sia quella giusta (per i meccanismi che ho appena riferito). Questo può, senza dubbio, spostarne il voto! Dall'altro la diffusione di dati così «pesanti» sul margine di vittoria di una coalizione, può allontanare, e quindi far desistere dall'andare a votare, altre migliaia di cittadini, che voterebbero per la coalizione opposta, per il semplice fatto che essi ritengano il loro voto perfettamente inutile... e questo, senza dubbio, è un ulteriore condizionamento del voto! Ma vi è di più, infatti, al di là dei meccanismi psicologici che ho appena descritto, e che hanno, per la loro stessa natura, una grande influenza sull'inconscio, esistono anche una serie di ricadute, ben meno «nobili», sul pensiero «conscio». Mi riferisco, senza altri «giri di parole» a tutte quelle persone che, visti certi sondaggi pre-elettorali, si sono precipitate, ad esempio a scrivere lettere ai cittadini genovesi in appoggio al candidato considerato vincente o a costituire liste «ad personam», magari con sigle inneggianti alla «novità» (per appoggiare una candidata da circa 30 anni sulla scena politica). Sono propensa ad immaginare che se i sondaggi fossero stati meno «favorevoli», molte di queste iniziative non avrebbero avuto luce... Ritengo quindi più che giustificate le osservazioni e le critiche di Renata Oliveri, e la battaglia da lei lanciata per impedire che, in futuro, il voto dei cittadini, non solo quelli genovesi e liguri, venga condizionato con modalità così «artificiose», quanto scorrette.
*docente

di Psicologia Clinica
Università di Genova