Passante a misura di passeggino ma è deserto e non ci sono controlli

I tornelli per l’accesso ai treni sono aperti e nei gabbiotti neanche
l’ombra degli addetti Nei vagoni, quasi vuoti, ci sono spazi riservati
ai disabili. Gli ascensori funzionano. Le banchine sono pulite e persino dotate di cestini per la raccolta differenziata

Ascensori funzionanti, banchine pulite dotate di cestini per la raccolta differenziata, persino aiuole con erbetta all’inglese e disegno del logo delle Ferrovie dello Stato. Non siamo in Svizzera, ma a Rogoredo, alla fermata del Passante Ferroviario. Con otto stazioni urbane, l’ultimo tratto delle quali inaugurato nel giugno dello scorso anno, il Passante attraversa Milano da nord-ovest a sud-est. Da Rogoredo possiamo dunque arrivare fino in Bovisa in mezz’ora: sarà un viaggio piacevole, ma pieno di sorprese.
Cominciamo dal numero degli utenti: non c’è praticamente nessuno in giro. Percorrendo la tratta avanti e indietro, con sosta in un paio di stazioni (tra cui la centralissima Garibaldi), ci siamo accomodate in scompartimenti semideserti. È vero: sono le dieci del mattino, ma a questa stessa ora le linee metropolitane e i mezzi pubblici di superficie sono comunque affollati.
Sul Passante invece abbiamo a nostra disposizione carrozze pulite e confortevoli, ma incredibilmente vuote. Quando diciamo confortevoli, intendiamo che il passante è davvero a misura di passeggino (come nel caso di chi scrive) e di portatori di handicap: salvo rare eccezioni rappresentate dai convogli più vecchi, vi sono pedane che facilitano l’ingresso alle vetture e nei treni c’è uno scompartimento per i disabili, con tanto di segnalazione.
Lo abbiamo provato con la piccola Silvia, di 17 mesi, e assicuriamo che il viaggio è comodo: non si fatica a salire e nelle vetture c’è lo spazio necessario per muovere il passeggino e permettere a chi lo spinge di accomodarsi in maniera adeguata, diversamente da quanto accade di norma in metrò.
Per i portatori di handicap sono inoltre riservati appositi spazi con cinture di sicurezza e pulsanti di chiamata per richiesta di soccorso.
Con passeggino al seguito arriviamo in Bovisa e in meno di un minuto siamo fuori dalla stazione: discesa dal vagone facilitata dalla pedana obliqua, ascensore funzionante per arrivare al piano terra, passaggio agevolato per uscire dai tornelli. È tutto sia fin troppo comodo.
E qui veniamo al secondo paradosso. Il Passante è un ibrido tra la metropolitana e la ferrovia presente in molte città europee (a Parigi, ad esempio) ma di cui i milanesi inspiegabilmente diffidano: la scarsa pubblicità del servizio e un nome che non aiuta (non si potrebbe chiamarlo Linea Quattro?) rendono il passante sotto utilizzato rispetto alle potenzialità.
Non è tutto: mancano i controlli. I tornelli dove timbrare per accedere al servizio suburbano, come tecnicamente si chiama il Passante (da cui la S indicata nelle fermate) sono aperti, vuoti invece i gabbiotti con i controllori. Non bisognerebbe vigilare su un servizio che funziona, e bene?
Sebbene i treni non siano frequenti come in metropolitana (ma nella tratta Lancetti-Porta Vittoria c’è un treno ogni 6 minuti, quasi meglio che in metrò), viaggiare sul passante ferroviario per una mamma abituata alla «giungla» metropolitana è una passeggiata. Basta aguzzare l’ingegno.
Prendiamo la fermata a Porta Garibaldi, indicata appena fuori dalla stazione ferroviaria con una bella S verde in campo blu: qui la scala mobile è bloccata e la rampa di scale per scendere al mezzanino è ripida. Superiamo un primo tratto portando il passeggino (8 chili di peso più quasi 10 chili di bimba) da sole, poi qualcuno ci aiuta, bofonchiando commenti poco piacevoli sui mezzi pubblici.
Ebbene, una volta nel mezzanino, la beffa: un’indicazione appena tirata a lucido con il simbolo del passeggino segnala un ascensore. Lo proviamo e funziona: perché non lo abbiamo notato prima di faticare e scendere a piedi? Il motivo è presto detto: l’ascensore è distante dall’indicazione della fermata e posto all’interno del grande edificio che ospita la stazione ferroviaria. Lo usa solo chi per forza passa di lì, spesso senza averne stretta necessità. Ma questa è un’altra storia.