Dal passato al futuro: nasce l’Atlante della città che cambia

Ci sono confini che nascono in movimento. E atlanti che ne registrano passo dopo passo i cambiamenti. Nasce così l’«Atlante della Milano che cambia» un'articolata e laboriosa iniziativa voluta e realizzata dall'ordine provinciale degli Architetti di Milano. Accessibile a tutti e di facile utilizzo permette a chiunque di vedere attraverso gli strumenti di Google e le mappe del satellite, il proprio quartiere che cambia. «L'intento era proprio questo - spiega l'architetto Francesco de Agostini, responsabile scientifico del progetto -, offrire più livelli di approfondimento. Per ogni quartiere mappato (Milanochecambia è consultabile dal sito dell'Ordine degli architetti) c'è a disposizione on line una scala urbana con le foto dal satellite, una scala di area con disegni e foto di come diventerà il quartiere e una scala progettuale con dati e numeri più attinente agli addetti ai lavori».
Ci sono voluti due anni e un lavoro certosino di consultazione di documenti a atti catastali per mappare oltre 200 aree in trasformazione su Milano e sugli oltre cento comuni della provincia. Da Milano Santa Giulia nell'area Rogoredo, a Segrate Village, si passa dal Maciachini Center e si sorvola il progetto City Life. Per ogni intervento che sta cambiando il volto di Milano c'è la foto dall'alto attraverso il satellite e accanto sono indicate le aree di trasformazione, i nomi dei progettisti, ma anche la percentuale di volume dedicata alle residenze, quella ai servizi e al commercio. In ogni scheda sono indicati i chilometri dedicati alle piste ciclabili, alle strade, ai parchi. E ancora l'avanzamento dei lavori e le dotazioni pubbliche. Una visione dall'alto, e all'interno del progetto con l'obiettivo di raccontare i mutamenti della nostra città e della sua provincia attraverso i cantieri che dal 1995 al 2015 hanno cambiato e cambieranno il volto di Milano. Un ventennio compreso, secondo gli architetti, fra due date storiche: la prima, il 1995, segna l'inizio del recupero post-industriale del capoluogo lombardo con l'apertura del grande cantiere (primo per dimensioni anche in Europa) sull'area Pirelli-Bicocca. La seconda, il 2015 , ça va sans dire, è l'Expo. In mezzo, una città che cambia. «Guardando il numero di cantieri - spiega ancora l'architetto Francesco de Agostini - possiamo dire di essere di fronte a ad un radicale trasformazione del territorio di Milano e della sua provincia. Per questo abbiamo concepito questo lavoro come una sorta di Atlante delle trasformazioni in corso consultabile su diverse scale».
«L'obiettivo - continua - è conoscere quanto accade per poter analizzare le diverse esperienze e suggerire così nuovi possibili percorsi di lettura dei fenomeni di trasformazione in corso. Insomma, uno strumento di conoscenza, utile anche solo ad accedere ad un livello critico più consapevole». Pur privilegiando le iniziative di area a grande scala, tuttavia gli architetti milanesi sono d'accordo nel ritenere che la dimensione non sempre sia corrispondente all'importanza dei cambiamenti su una determinata area. Spesso anzi interventi minimi ma sensibili stravolgono la percezione e la vita della città. «Per questo - è l'appello degli addetti ai lavori- siamo aperti ad ogni segnalazione che chi fruisce di questo strumento voglia fare».