Il Pd scende in piazza contro il Cav (e Renzi)Contestato il rottamatore: "Sei populista, vai via"

Alla manifestazione del Pd, Renzi contestato da alcuni manifestanti: "Vai via", "Sei un populista come Berlusconi". La replica: "Il Pd è casa mia, non me ne vado". D'Alema: Renzi è un fenomeno mediatico. Bersani lancia un appello ai centristi per abbattere il Cav. <strong>GUARDA <a href="/video/renzi_contestato_manifestazione_pd/id=renzi_fischiato" target="_blank">il video delle contestazioni</a></strong>

Prima che arrivasse il segretario democratico Pier Luigi Bersani, a piazza San Giovanni va in scena la contestazione nei confronti del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Infatti, il rottamatore non è stato accolto con gli onori da una parte della piazza. "Vai via, vai ad Arcore", "Sei un populista come Berlusconi, tu dividi, stai facendo male agli italiani e al partito". Queste alcune delle accuse rivolte al giovane primo cittadino, il quale si è fermato a parlare con i contestatori e anche con i suoi supporter. Poi ha afferrato una bandiera del Pd, promettendo di portarla sul palco, verso il quale si é poi diretto accompagnato da diversi applausi e altrettanti fischi.

"Ognuno può dire quello che vuole, sono qui perché faccio parte del partito. Mi dispiace perché vuol dire non capire che per vincere ci vogliono voti nuovi. Non si risolve niente cacciando colui che ti è antipatico. Il Pd che si apre è la vera sfida e il Pd è casa mia", ha commentato il sindaco di Firenze, che ha chiarito di essere venuto in pace alla manifestazione del Partito democratico. "Come dice lo stesso nome noi siamo un partito democratico, questo significa che si possono avere delle idee diverse tra di noi -ha spiegato Renzi - Dobbiamo abituarci a vivere con serenità il fatto che al nostro interno ci sia qualcuno che la pensa diversamente. In questi anni chi lo ha fatto se n’è andato ed ha fondato un partito diverso, questo non è serio". 

Insomma, c'è una parte degli elettori del Pd che vede Renzi come l'incarnazione del male, l'artefice della spaccatura del Pd e, se potesse, lo caccerebbe via dal partito. Come spiegare altrimenti questi commenti che sono piovuti addosso a Renzi? "Ti rispetteremo il giorno che non andrai ad Arcore", "Tu sei sindaco di Firenze grazie ai voti del Pd", "Guarda che prima o poi tocca anche a te". E poi ancora: "Perchè offendi questa segreteria?", gli ha urlato una signora.

Proprio oggi, il sindaco di Firenze, sulle colonne del Corriere della Sera, aveva ribadito le sue critiche nei confronti del suo partito. "Uno schieramento di centrosinistra non può essere progressista nel nome e conservatore nelle scelte", ha scritto Renzi, sollecitando l’opposizione a non limitarsi a "invocare il governo tecnico" ma a "dire cosa ha in testa".

Per Renzi "l’idea di appoggiare un esecutivo che si limiti a mettere balzelli straordinari senza affrontare i problemi strutturali fa tremare i polsi", perché vorrebbe dire "commissariare la politica senza cambiare le politiche. Per me sarebbe inaccettabile".

Interpellato in merito alla contestazione nei confronti di Renzi, Massimo D'Alema ha minimizzato: "Non ho mai polemizzato con Renzi e non intendo farlo ora. Non mi pare questo grandissimo problema. E' un contributo, è sindaco di Firenze e come tale va valutato, è un fenomeno mediatico costruito dai giornali".

Di diverso parere il leader della Cgil, Susanna Camusso, che ha invece rivendicato "il diritto degli italiani a votare e scegliere il governo che vogliono". Per il segretario generale del sindacato, "il governo ha già smesso di andare avanti da tempo. Purtroppo abbiamo un premier che crede che il pallottoliere sia uno strumento utile. Questa la difficoltà che c’è e non credo possa andare avanti a lungo. Capisco che stando tra Arcore e palazzo Grazioli vede poco, ma Berlusconi dovrebbe andare a fare due passi...".

Al coro formato da coloro che pretendono le dimissioni di Berlusconi si è unito anche il cantante Roberto Vecchioni che, durante la manifestazione, ha detto: "Bisogna dare un calcio in culo al premier, se ne deve andare via tra un minuto, tra un secondo perché ha tutti contro: operai, sindacati, Confindustria e i leader stranieri. Lo dico perché sono italiano e amo la mia terra". Inoltre, Vecchioni ha lanciato la sua proposta anti Cav: "Giovedì tutti indossino qualcosa di arancione per fargli capire che deve andare via".

Intorno alle 16 e 30 è arrivato poi il momento di Bersani. L'inno di Mameli precede l'inizio del discorso del leader del Pd, che dopo avere espresso solidarietà nei confronti degli alluvionati di Genova, ha poi scaldato la piazza con l'antifascismo, citando l'aggressione di tre giorni fa ai danni di cinque militanti del Pd e compiuta "da delinquenti fascisti coccolati e impunti". Parole a cui ha fatto seguito a stretto giro di posta la replica del sindaco di Roma, Gianni Alemanno che ha precisato: "A Roma non c’è nessun estremista, né di destra né di sinistra, che viene coccolato".

Poi Bersani sfodera il solito attacco nei confronti del presidente del Consiglio: "Berlusconi, lui nella tragedia si è ritagliato un posto ma solo nelle vignette di satira. E sia chiaro che anche di questa vergogna dovrà rispondere". Il segretario pd manda poi "un saluto alle forze del centrosinistra: Sel, Idv, I Socialisti, i Moderati di Portas. Vedo le vostre bandiere: grazie per questa presenza generosa". 

"Questo è il primo messaggio che si leva da qui: mai come oggi tocca alle forze progressiste alzare la bandiera dell’Europa perché nel ripiegamento, nell’idea che ciascuno si occupa solo di casa sua, vincono le destre e i risultati li abbiamo sotto gli occhi", dice Bersani, sicuro che sarà il Pd che riporterà l’Italia "là dove deve stare", alla sua dignità. "Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi". Perché, assicura Bersani, "tra le cose che ci indignano di più è vedere il nostro paese sbeffeggiato. Vedere che, all’estero, dell’Italia si ride. Questo non era mai accaduto: e questo non lasceremo che accada mai più". Per quanto riguarda la crisi, secondo Bersani, "dopo l’euro non si va indietro, si va avanti perché l’euro non è la malattia. La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy". Insomma, per Bersani a mettere in ginocchio l'Europa sono stati Germania, Francia e Italia, a partire da "come è stata gestita l’emergenza Grecia".

Poi il leader del Pd, dopo aver chiesto insistentemente le dimissioni del Cav, prova a spiegare che la posizione del Pd è netta e chiara. "Abbiamo ripetuto che tutti i paesi più esposti (Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna) a questa crisi avevano dato comunque una risposta: cambiando governo o anticipando le elezioni. Noi, il primo partito dell’opposizione, siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte, in entrambi i casi. C’è stato qualcuno più chiaro di noi? Alzi la mano. Lo vogliamo vedere. Basta con la denigrazione del Pd, dell’unica forza che può davvero dare una mano al Paese. Chi non ci vuole bene da tempo ci descrive come un partito incerto, ondivago. Ma io torno a chiedere se c’è qualche altro partito che in tutto questo tempo abbia avuto una posizione più chiara della nostra, visto che da due anni diciamo che la destra avrebbe avuto un tramonto fiammeggiante e pericoloso".

Infine, Bersani torna a quello che può definirsi uno dei suoi cavalli di battaglia: adulare e coinvolgere i centristi in un'alleanza anti Cav. E per far questo, rilancia un appello "alle forze di Centro per un patto di legislatura", anche se precisa: "Noi non strattoniamo nessuno. Vogliamo mettere davanti a tutti la situazione reale del Paese che non giustifica pregiudizi o barriere insormontabili per chi voglia lasciarsi alle spalle il populismo, per chi voglia mettere in sicurezza i fondamentali del Paese e dargli una prospettiva".