Pd, scontro sui soldi Nomine a vita per blindare il tesoro

da Milano

Si riaccende lo scontro nel Pd, e in particolare tra i Ds, sulla gestione di patrimonio, quattrini e debiti. La questione, mai risolta e anzi accantonata per mesi per evitare che mandasse tutto per aria, ora riemerge a mezzo stampa. Trascinandosi rancori e sospetti tra compagni di partito. Protagonisti Mauro Agostini, tesoriere del Pd e uomo di fiducia di Walter Veltroni, e Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds e uomo forte della gestione Fassino. Con due lettere al Corriere della Sera. Agostini chiede più trasparenza sulla gestione del patrimonio dei Ds. E contesta le nomine a vita e per cooptazione con cui i vecchi vertici della Quercia continueranno a controllare gli immobili in tutta Italia, all’oscuro della leadership del Pd.
Riassunto delle puntate precedenti. Ds e Margherita decidono di dar vita al Pd. I Ds hanno un vasto patrimonio immobiliare (sedi e case del popolo sparse per l’Italia), ma anche 150 milioni di debiti da pagare con mutui che scadono nel 2010. La Margherita ha una struttura molto più snella: solo una decina di milioni di debiti, ma anche uno scarso patrimonio immobiliare. Dovendosi sciogliere, la soluzione più semplice sarebbe far confluire tutto (attivi e passivi) nel Pd. Invece no. I Ds scelgono un’altra strada. Gli immobili vengono dirottati in fondazioni targate Ds a livello provinciale. I debiti saranno pagati con i rimborsi elettorali che spettano ai Ds fino al 2010.
Soluzione ideata da Sposetti. In estate le federazioni provinciali dei Ds si attivano e costituiscono le prime fondazioni (altre nascono in questi giorni), a cui le sezioni donano gli immobili di proprietà. Un boccone appetitoso, che farebbe gola anche a Veltroni e al suo tesoriere Agostini. I quali devono costruire un partito che non ha sedi e non sa dove trovare i soldi per finanziarsi.
Dopo l’assemblea che a fine ottobre segna la nascita del Pd e lo nomina tesoriere, Agostini riapre il caso. Seguono incontri riservati. Ma i malumori restano. Due giorni fa, Sposetti scrive al Corriere della Sera per far tacere «dichiarazioni improprie e ingenerose». E garantisce che «la riorganizzazione del patrimonio immobiliare (...) è finalizzata all’unico obiettivo che tale patrimonio possa essere nella piena disponibilità del Pd».
Tutto chiaro? Neanche per idea. Agostini prende carta e penna e rilancia: l’utilizzo degli immobili «è nell’ordine delle cose» e non gli basta. Vuole saperne di più sulla proprietà. Quante fondazioni sono state già costituite? Chi le governa? «Il problema (...) è che i membri del comitato di indirizzo, in numero assai ristretto, sono nominati a vita e in caso di morte si procede per cooptazione». Regole che non gli vanno bene: «Qualche strada migliore si può trovare».
Domande che restano (per ora) senza risposta. Interpellato ieri, Sposetti oppone un no comment ma non nasconde amarezza per quello che avverte come un nuovo attacco politico e personale.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it