Pdl, Fini: "Contro di me un indegno stillicidio"

Il presidente della Camera esplode tutto il suo rammarico: &quot;Non sono folle, non sono un 'compagno travestito' e non aspiro al Colle&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=381510">Berlusconi furente, gelo degli ex colonnelli di An</a></strong>. La Lega: <strong><a href="/a.pic1?ID=381511">&quot;Sugli immigrati non accettiamo voltafaccia&quot;</a></strong>

Gubbio - Aspetta la prima giornata della scuola di formazione politica del partito. Di quel Pdl da cui appare sempre più lontano. Gianfranco Fini esplode tutto il suo disappunto sul palco davanti alla platea del Popolo della Libertà: "Contro di me un indegno stillicidio" sibila il presidente della Camera dopo le stilettate al vetriolo con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi negli ultimi giorni. "Non è degno il dibattito in un partito con questo stillicidio di dichiarazioni basate su tre ipotesi: che sono folle, che sono un 'compagno travestito' e che aspiro a fare il capo dello Stato. Hanno detto che io aspiro al Quirinale, ma piuttosto ambisco a fare il successore di Ban Ki Moon".

Bossi e la Lega Poi torna sulla battuta di Bossi: "Come vedete non ho uno scolapasta in testa e non l’ho mai avuto e quindi non posso essere liquidato come un mattarello che ogni tanto dice quello che gli passa per la testa. Lo dico con simpatia a Umberto Bossi". Con la Lega bisogna discutere, avanzare proposte, mediare. Nel Pdl occorre confrontarsi e alla fine anche "votare". Fini, dal palco di Gubbio, invita il Pdl ad uscire dall’immobilismo, dopo quasi sei mesi dalla fondazione. E avverte: "A Berlusconi dico: attento ai plauditori e cioè a quelli che dicono che va tutto bene e poi, quando Berlusconi non sente, dicono qualcos’altro".

La telefonata con Berlusconi "Ieri a Berlusconi ho detto che dal 27 marzo non si è deciso nulla e il punto è proprio questo: non è possibile che non si sia deciso nulla, il partito non è un organigramma. Serve un cambio di marcia, un dibattito interno" sprona i suoi Fini. Nel Pdl "serve più democrazia interna" secondo il presdiente della Camera. Che sottolinena: "Non mi risulta si sia mai riunita la direzione del partito. Contestare il presidente del partito non è dannoso e anzi farlo significa iniettare nel corpo del partito elementi in assenza dei quali il partito rischia di non esprimere le sue potenzialità" aggiunge. Chiudendo con un "chiedere democrazia interna non rappresenta un reato di lesa maestà. Io mi prendo il lusso di dire le mie idee e continuerò a farlo per una ragione semplicissima: è nella natura di un partito come il nostro discutere. Chi si aspettava il pensiero unico sbagliava".

La questione immigrazione "Bisogna smetterla di mortificare le proposte. Dire di dare il voto agli immigrati alle elezioni amministrative non è cattocomunista. In alcuni paesi europei è già in vigore" prosegue Fini alla scuola di formazione del partito. "Quando vengono respinti dei clandestini si fa bene, ma se su un barcone c’è un bambino o una donna incinta che sta per partorire e magari viene rimandata in un paese dove c’è un dittatore che la manda a morte, la sussistenza del diritto d’asilo la pretendo da un paese civile". E su un altro punto del pacchetto sicurezza critica ancora: "L’ipotesi di un medico che avesse potuto denunciare un clandestino che si recava per avere delle cure in ospedale è una cosa strampalata". Quindi un afrecciata al governo: "Il Pdl epicentro del governo deve avere coerenza fra quel che dice e quel che fa" ricordando alcune dichiarazioni del premier in Tunisia sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione, sul quale Fini si è detto d’accordo.

Le stragi di mafia "Mai, mai, mai dare l’impressione di non avere a cuore la legalità e la verità". È il passaggio dell’intervento di Fini a Gubbio, nel quale il presidente della Camera invita il Pdl a fugare ogni possibile sospetto di voler contrastare l’azione dei giudici sulle stragi di mafia dell’inizio degli anni ’90. "Sono convinto quanto voi - dice il presidente della Camera - dell’accanimento giudiziario contro Berlusconi, ma non dobbiamo lasciare nemmeno il minimo sospetto sulla volontà del Pdl di accertare la verità sulle stragi di mafia. Se ci sono elementi nuovi, santo cielo se si devono riaprire le indagini, anche dopo 14-15 anni. Soprattutto se non si ha nulla da temere, come è per Forza Italia e certamente per Berlusconi".

Il biotestamento Sul biotestamento "se un giorno ci sarà modo di discutere, il che vuol dire anche con eventuali emendamenti, con cose non collimanti con il testo del Senato, non ci sarà nulla di male se si metteranno a confronto delle posizioni, magari anche votando: sarà un momento in cui il Pdl non avrà fatto un passo indietro, ma un passo in avanti o forse il primo momento in cui si sarà comportato da partito del 35-40% dei voti". Fini conclude così il suo intervento alla scuola di formazione del Pdl di Gubbio. Sceso dal palco la butta sull'ironia. A chi gli chiede com'è stata l'accoglienza risponde: "Bene, abbiamo cominciato a discutere. Quello che dovevo dire l’ho detto, ognuno tragga le sue conclusioni".