Pedofilia: è un tabù, ma solo per le vittime In Italia sono pochissime le denunce

L'allarme di Telefono Azzurro. Ogni anno appena 490 casi segnalati alle autorità, nemmeno un quarto di
quelli di Francia e Gran Bretagna. Il segnale che da noi vince l’omertà. Secondo i dati la maggior parte degli aguzzini sono parenti e si rischia più a scuola che in oratorio

Una ragazzina di tredici anni dimentica il pc acceso, la madre si accorge che sta chattando con il suo professore e legge proposte sessuali assurde. Impietrita, la donna si rivolge alla Questura dove la tranquillizzano dicendole che si è sbagliata. Così la madre torna a casa e non sa a chi rivolgersi. È solo una delle denunce che arrivano a Telefono Azzurro. Poche in realtà. Perché la pedofilia in Italia è un fenomeno sommerso, intriso di silenzio e di scarsa sensibilizzazione e prevenzione. Un fenomeno che nel nostro Paese è ancora un tabù, che spesso è meglio non svelare. Per vergogna, paura o inadeguato sostegno. Non è così negli altri Paesi. Secondo il dossier «Child Maltreatment», pubblicato ogni anno, nel 2009 negli Stati Uniti sono stati segnalati circa 65mila abusi sessuali; in Inghilterra, stando ai dati del Department for Education, 2000; in Francia 2800. E in Italia? Solo 492, secondo l'Istat. Un gap troppo grande, che non rende giustizia alla reale incidenza della pedofilia, complici una serie di fattori concatenati. «Non c'è una rete unificata delle varie banche dati, dichiara il Presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo - gli unici dati ufficiali sono quelli che arrivano alle nostre linee di ascolto e al 114, il numero di emergenza per l'infanzia del ministero per le Pari Opportunità». Difficoltà di raccolta dei dati da un lato e mancanze di denunce dall'altro. Perché spesso si preferisce soprassedere, fare finta che non sia successo niente. «Troppo silenzio sulla pedofilia».
L'allarme lanciato da Telefono Azzurro è chiaro. Nel triennio 2008-2010, all'associazione sono state riferite 570 situazioni di abuso sessuale, una media di 191 casi all'anno. «Oltre alla parzialità dei dati, siamo costretti a registrare un grave ritardo legislativo - spiega Caffo -. In tal senso, Telefono Azzurro auspica che si concluda quanto prima l'iter di ratifica della Convenzione di Lanzarote, giunto ormai alla fase conclusiva». La Convenzione tende a uniformare il fenomeno a livello legislativo in chiave europea e prevede norme come il raddoppio del termine di prescrizione per il reato di violenza sessuale su minore di 14 anni e l'introduzione del reato di adescamento dei minori tramite Internet.
Ma tornando al dossier di Telefono Azzurro, ci sono altri elementi che sfatano una serie di luoghi comuni che avvolgono la piaga della pedofilia. Uno su tutti: quello sull'identità dei maniaci. Secondo Telefono Azzurro, il pedofilo non è un estraneo e nemmeno un soggetto «problematico». Al contrario, è abile nel mimetizzarsi all'interno della comunità e a sfruttare tutte quelle situazioni che favoriscono il contatto con i bambini, giocando sulla fiducia ripostagli e sulla fragilità emotiva dei soggetti. Internet e le nuove tecnologie agevolano il tutto. Nella maggior parte dei casi, l'orco si nasconde tra le mura domestiche, nella cerchia familiare. Solo il 9,6% dei casi riguarda invece soggetti estranei e in questa percentuale spiccano gli amici di famiglia (11%), gli insegnanti (9,1%) e i vicini di casa (4,8%). Solo l'1% delle segnalazioni riguarda invece figure religiose. A favorire il sommerso è anche il fatto che molti casi di abuso avvengono in contesti sociali legati a istituzioni come la scuola o la chiesa, le quali, per tutelarsi dal grave danno di immagine che ne conseguirebbe, possono cercare di insabbiare o rimuovere episodi di questo tipo. Oggi, in occasione della terza Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, si insedierà un Osservatorio per il contrasto del fenomeno che prevede, tra le altre cose, la creazione di un database che raccolga elementi dettagliati sui casi di pedofilia. Sul fenomeno è intervenuto anche il presidente Napolitano: le leggi e l’azione di magistratura e forze dell’ordine non bastano, per sconfiggere pedofilia e pedopornografia online è "decisivo il controllo sociale", ha detto.