Penati al gay pride «sposa» le coppie di fatto

Gianandrea Zagato

A fianco dei bambini di coppie lesbiche. Davanti a chi, travestito, urla «Prodi sotto l’ulivo pota le margherite e coltiva i finocchi». Sfila anche lui, Filippo Penati, con il solito completo griffato Armani e senza fascia azzurra ma con tanta voglia di essere identificato come il Zapatero made in Milan. Fotografia del presidente della Provincia che alla testa del Gay pride benedice il Pacs, quell’acronimo che riconosce le coppie di fatto. E che, lui, fa sapere di sostenere, «il Parlamento deve al più presto metterci le mani». Disponibilità sicura che, come Istituzione, farà di tutto - «la mia non è un’adesione personale» - per forzare la mano alla politica a nome e per conto degli omosessuali italiani.
Presenza che non passa inosservata alla sfilata rumorosa e colorata dell’esibizionismo e che la dice lunga sul ruolo che l’inquilino di Palazzo Isimbardi vuol giocare nel prossimo futuro, dopo aver già dato il patrocinio alla sfilata arcobaleno e aver messo a disposizione di «gay and lesbo» per una quindicina di giorni quel polmone verde che è l’Idroscalo. Scelta amministrativa, quest’ultima, che ha spaccato in due la sua maggioranza, con quelli della Margherita in preda all’orticaria. Ma lui, ex funzionario del pci-pds-ds, ha tirato dritto e, guardandosi bene dal farsi ritrarre con i trans che affollano il parterre del corteo, ricorda che a concedere quel patrocinio «è la giunta» e che «il ruolo delle Istituzioni è di consentire a tutti i cittadini di esprimere il loro pensiero, senza assumere atteggiamenti censori e prevenuti che spesso hanno reso Milano un’eccezione nel panorama internazionale».
Valutazione di chi, a una settimana dal referendum sulla fecondazione assistita, sostiene di «essere in piazza per non far fare una brutta figura a Milano» e che, democraticamente, non tiene conto dell’«inopportunità delle scelte» come denuncia Vincenzo Ortolina (Margherita). Anche lui in prima fila, «ma sulla spiaggia di Riccione» dice ironicamente il presidente del consiglio provinciale. Che oppone «no comment» sull’opportunità della presenza di Penati alla sfilata nel cuore della città. «No comment» seguito dall’«invito» a rileggere quelle dichiarazioni fatte, nelle scorse settimane, «sull’adesione politica a un modello, a un modo di intendere i rapporti tra le persone che non coincide con la sensibilità diffusa». Dissenso di chi abitualmente usa altri toni e modi, ma che è un segnale chiaro e forte, che la misura è colma e che la Margherita non ne può più delle «scelte discrezionali del presidente della Provincia».
Operazione politicamente e ideologicamente nel solco tracciato dalla Quercia che vuole istituire a Milano e nei Comuni della Provincia registri civici delle coppie di fatto. Passaggio naturalmente sgradito ai moderati della giunta di centrosinistra della Provincia, dove il vicepresidente Alberto Mattioli non manca occasione per tentare di richiamare all’ordine Penati. Tentativo quasi impossibile, anche perché Penati è stato uno dei trentun candidati alle amministrative 2004 segnalato come friendly dall’Arcilesbica e Arcigay. Dettaglio che non frena però Mattioli e che lo spinge a reclamare «maggior sensibilità da parte del presidente». E non sorprende quindi vedere qualche esponente della maggioranza di Palazzo Isimbardi visitare quel Family day targato Alleanza nazionale, dove si riflette «sul ruolo della famiglia attaccata dalla crisi morale». Presenza «personale», con preghiera dell’anonimato e la certezza che «la brutta figura la Provincia l’ha fatta nelle strade di Milano».
gianandrea.zagato@ilgiornale.it