Pensione o solitudine La metà degli anziani ha il male di vivere

Angela dice che è sola, che durante le feste è ancora peggio, i figli vanno in vacanza, hanno la loro famiglia a cui badare e non c’è neanche il portinaio per fare due chiacchiere. Angela esce da casa una volta alla settimana. Mezz'ora d’aria ogni sette giorni per raggiungere il supermercato all’angolo, poi di nuovo nel suo bilocale di 65 metri quadrati. Nessuna amica, nessuna attività fuori dall'appartamento. Ha 72 anni e da tre è rimasta vedova. A Milano le vite come quella di Angela si stanno moltiplicando. Nascoste e imprigionate dietro porte e finestre anonime. Come sono anonime le vite di questi anziani silenti e sofferenti. A Milano risiedono 300mila persone over 65 e di queste una su tre, e più precisamente 91mila, vive da sola. Numeri in continua ascesa. Ai quali si è accompagnato un aumento esponenziale di patologie psichiatriche: disturbi dell'umore, depressione, distimia. All'ambulatorio del San Paolo specializzato nella cura della Depressione dell'anziano, si rivolgono ogni settimana venti nuovi pazienti. Un boom di richieste di cura simile a un'epidemia. «La nostra società sta progressivamente invecchiando e il numero di anziani oltre i 65 anni è in costante aumento - spiega il primario di psichiatria del San Paolo, Costanzo Gala - Purtroppo abbiamo stimato che il 10% di questa popolazione soffre di depressione grave, percentuale che raggiunge il 40% se consideriamo le forme lievi». In sostanza un anziano su due a Milano è malato, «depressione, non di tristezza», sottolinea il primario.
Segnali come lieve perdita della memoria spesso sono la spia di una depressione non di demenza. Ma quali sono le ragioni, le cause di questo aumento? «Escluse le cause biologiche, dobbiamo considerare i motivi socio-culturali: attualmente una porzione rilevante dell'esistenza (circa 20 anni) viene vissuta in età anziana, purtroppo spesso senza progettualità e in isolamento - spiega il primario -. Poi ci sono le cause psicologiche: la persona anziana inevitabilmente si confronta con una serie di eventi stressanti pensionamento, malattie fisiche, lutti, solitudine, isolamento sociale, che rompono l'equilibrio psicosomatico. In ultimo abitare in una metropoli come Milano non favorisce l'instaurarsi delle relazioni e acuisce il problema della solitudine che ritroviamo spesso alla base dell'insorgenza della malattia. Milano ha rimpiazzato il valore della solidarietà con quello dell' autonomia. Essere autonomi è bello, l'aver bisogno è considerato un affetto infantile. C'è vergogna ad ammettere la propria fragilità». E infine un appello ai medici di base: «Abbiamo un ottimo rapporto con loro, ma devono avere più coraggio e fare domande ai propri pazienti sui pensieri di morte, senza il timore di essere intrusivi. Il suicidio e il tentativo di suicidio (in aumento tra gli anziani) spesso ha una preparazione lunga. La persona che coltiva questo pensiero se sollecitata accetta quasi sempre di confidarsi». L'ambulatorio è rivolto ad anziani sopra i 65 anni. É aperto il martedì, mercoledì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30, presso l'unità ospedaliera di Psichiatria. Si può prenotare una visita al numero 366/5395272.
E dopo i nidi aziendali, ieri la Regione ha lanciato un’idea per non lasciare soli gli anziani e venire incontro alle famiglie che devono accudirli: «Nei prossimi anni - anticipa l’assessore Giulio Boscagli - chiederemo alle imprese di iniziare a creare centri diurni per gli anziani».