Le pensioni ai cinquantenni pagate coi soldi dei precari

Per finanziare la riforma saliranno al 26,5% i contributi sui redditi da lavoro parasubordinato, che in media non superano 1.200 euro.<strong> <a href="/a.pic1?ID=194434" target="_blank">La vendetta di Comunisti e Prc: ora cancellate la legge Biagi</a></strong>

da Milano

La controriforma delle pensioni di Prodi rappresenta un monumento al privilegio. Per l’ottusa richiesta sindacale di mandare in pensione i cinquantenni, si fa pagare il conto a chi guadagna mille euro, lordi. Vediamo perché, citando e compulsando solo numeri pubblici, forniti dallo stesso esecutivo.
Il costo della controriforma, secondo i dati di Schioppa, è di dieci miliardi (anche se alla fine l’onere sarà maggiore). E il 44 per cento (4,4 miliardi) di questi maggiori costi (o mancati risparmi) per le casse pubbliche arriveranno dagli aumenti dei contributi che pagheranno i cosiddetti lavoratori parasubordinati.
L’Inps, l’ente pubblico di previdenza italiano, ha scattato una interessante fotografia di questo variegato mondo. Dentro c’è di tutto: ex collaboratori coordinati e continuativi (i vecchi Co.co.co), i nuovi collaboratori a progetto, collaboratori occasionali, lavoratori autonomi occasionali, i dottori di ricerca universitaria, venditori porta a porta e così via. Un mondo di precari che sfiora il milione e 800mila persone. Alcuni di loro sono molto giovani, giovanissimi appena affacciatisi sul mondo del lavoro. Altri sono studenti che arrotondano. Qualche decina di migliaia sono pensionati che svolgono qualche lavoretto. Molti sono lavoratori che non hanno trovato un’occupazione fissa. È un mondo variegato fatto di mille professioni e di estreme flessibilità. Ma una cosa, mediamente, hanno in comune. Con i quattrini che guadagnano campano a stento. Sempre secondo l’Inps (e non secondo i dati di un centro di ricerca della destra liberista) il loro reddito medio annuo nel 2005 è stato di 14.776 euro. A cui sottrarre le imposte sul reddito (il nostro fisco criminale applica a taluni di questi redditi perfino l’Irap) e 2.395 euro a testa di contributi previdenziali (il dato è fornito dall’Inps).
Rimettiamo in fila i concetti. I parasubordinati guadagnano in media poco: 1.200 euro al mese. A ciò debbono sottrarre le imposte sul reddito (che variano a seconda delle proprie condizioni personali) e 200 euro al mese di contributi previdenziali. Cosa si inventano Prodi e soci? Diamo un’altra botta a costoro. Aumentiamo la percentuale del loro reddito che dovrà essere prelevata come contributo previdenziale: con la controriforma si porta il prelievo a oltre il 26 per cento. Prima che Prodi mettesse il naso a Palazzo Chigi il livello era intorno al 19%. Sette punti in più di contributi previdenziali sulla fascia di popolazione che guadagna meno, che soffre di più, che ha minori certezze sul proprio impiego.
Cosa fareste se foste in questa condizione e sentiste qualcuno raccontarvi che la controriforma delle pensioni è «equa e giusta» come hanno detto Prodi e Schioppa? Come si può digerire che 4,4 miliardi di maggiori entrate pensionistiche necessarie per far andare prima in pensione i cinquantenni siano sottratte ai più deboli? Il 44 per cento della folle generosità di Prodi e soci è a carico di un milioni e 800mila persone che non hanno neanche la forza economica e organizzativa per protestare, per urlare compatta. Non si tratta neanche del popolo delle partita Iva, di berlusconiana memoria, è un gradino sotto.
Ovviamente le vie dell’inferno sono lastricate di ottime intenzioni. E sindacati e governo dicono: «Più contributi sui parasubordinati permetteranno loro di avere una pensione». Sì, bumm. Resta un piccolo particolare. I maggiori contributi (6 punti percentuali sul reddito dei più deboli o 4,4 miliardi, come si preferisce) si richiedono per coprire il buco che si crea per i cinquantenni. Questi quattrini si possono, se la logica ancora esiste, essere utilizzati una sola volta: o per pagare le pensioni anticipate ai cinquantenni o per alimentare le pensioni per i parasubordinati di oggi. Le favole questo governo le raccontasse ai propri figli. È proprio quello che fa.