Il percorso della fede in cento scatti

Interpretare i Sacri Monti al sorgere del terzo millennio significa fare i conti con i secoli. Da sempre considerati vessillo di spiritualità controriformista e religiosità barocca, argine contro il diffondersi del verbo luterano e calvinista, in bilico fra il pittoresco e il demodé, nel 2003 i «Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia» sono stati iscritti dall'Unesco nella lista del Patrimonio Mondiale. Un riconoscimento che ne ha sancito l'attualità, attribuendo valore universale a nove siti (due in Lombardia, sette in Piemonte, tutti facilmente raggiungibili da Milano): Ossuccio, Varese, Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo. E' l'occasione per una rilettura moderna di questi straordinari percorsi del corpo e dell'anima, oggi più facile grazie all'incontro tra Nomos Edizioni e l'Archivio Fotografico Italiano, che ha dato vita al libro Il Mistero e il Luogo, una rassegna fotografica - quasi tutta in bianco e nero - che raccoglie oltre cento immagini per raccontare i Sacri Monti in una forma nuova e coinvolgente (208 pagine, 33 euro). Gli scatti di Claudio Argentiero e Umberto Armiraglio, profondi e incisivi, fissano le emozioni del pellegrino che si accinge all'ascesa, attraversa gli spazi che dividono le varie cappelle, si sofferma sull'insieme e si perde nel dettaglio. Ogni capitolo è dedicato a un Sacro Monte in particolare, ed è completato da un'introduzione storica (con testi in italiano e inglese) che, nulla togliendo al fluire delle immagini, rappresenta la porta d'ingresso per ciascuno dei nove microcosmi. La raffinata bicromia è studiata su misura per togliere la dimensione del tempo alle vedute d'insieme e ai particolari interni delle cappelle, mentre un testo di Santino Langé, ordinario al Politecnico di Milano e autore fra l'altro dell'Atlante dei Sacri Monti prealpini (Skira, 2002), esamina il rapporto fra gli edifici sacri, la loro funzione primaria e il contesto ambientale e umano. Ogni sito racconta una storia: il più vicino a Milano è il Sacro Monte di Varese. Risale nell'impianto al 1598 e nella realizzazione al primo quarto del Seicento. Il percorso si snoda per 2 chilometri ed è articolato in 14 cappelle che illustrano i misteri del Rosario. Tradizione vuole che il fedele, tra una cappella e l'altra, abbia giusto il tempo di recitare dieci «avemaria». L'ultimo grande artista a lavorarvi fu Renato Guttuso, che nel 1983 dipinse una «Fuga in Egitto» accanto alla cappella della Natività. In Lombardia è anche Ossuccio, sul ramo comasco del Lario (1635-1710), di fronte all'isola Comacina, anch'esso ispirato al Rosario. Tra i complessi più imponenti c'è quello della Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia, nel Vercellese: nel 1481 il frate milanese Bernardino Caimi, di ritorno da un viaggio in Terrasanta, volle far riprodurre i luoghi sacri a due passi dal suo convento. Un secolo dopo le cappelle saranno 44, con 600 statue. Non mancano le perle: a Oropa, sopra Biella, si venera una Madonna nera - come a Loreto, Tindari, Monserrat (Spagna) e Czestochowa (Polonia) - che la tradizione vuole portata da Gerusalemme dal vescovo vercellese Eusebio, nel IV secolo: il colore è dovuto al fumo delle candele o a una tinta originaria? Il mistero pare destinato a restare tale. Unico è anche il Sacro Monte di Orta, dedicato a San Francesco d'Assisi, in cui ciascuna delle venti cappelle ripercorre episodi della vita del santo intesa come specchio di quella di Gesù. Negli stessi anni, a fine Cinquecento, sorgeva il più piccolo dei complessi: quello di Ghiffa, sul Lago Maggiore (SS. Trinità, 1591), con una chiesa, tre cappelle e un porticato.