Pezzotta, il politico senza famiglia

È il momento di Savino Pezzotta, l'ex segretario nazionale della Cisl e portavoce del Family Day. Un po' in tutta Italia nutriti gruppi di cattolici lo incontrano con curiosità e speranza. Tutti lo intervistano e, per spiegarsi più ampiamente, Pezzotta fa uscire un libro, I cattolici e la politica. Annuncia un movimento «parapolitico», che non dovrebbe essere un partito. Intanto, però, dice la sua su tutto, dalla riforma elettorale alla giustizia penale. Radio Radicale paventa la nascita di un «partito di Mussi dei cattolici». Sandro Bondi teme che qualcuno s'illuda che sia di nuovo possibile l'unità politica dei cattolici, che invece è definitivamente caduta insieme con il Muro di Berlino.
Che cosa vuole Pezzotta? Va chiesto anzitutto a lui, ma a partire da una seria riflessione sul Family Day. Con la giornata del 12 maggio è finita la pretesa di rappresentare il mondo cattolico italiano avanzata da quel cattolicesimo democratico che, ispirato dalle tesi di Dossetti (il cui più conseguente allievo oggi è Prodi), punta le sue carte sull'alleanza con la sinistra e pensa che si possano sacrificare i principi in tema di vita e di famiglia sull'altare di coalizioni giustificate in nome dell'equità sociale. La piazza del Family Day ha bocciato questa posizione.
A proposito della crisi dei cattolici democratici Pezzotta si trova in una posizione curiosa. Da una parte - e lo dice francamente - si sente un cattolico democratico: è questa, non altra, la sua storia e su tutta una serie di problemi economici, fiscali, sociali, internazionali sembra più vicino al centro-sinistra che al centro-destra. Dall'altra - e dopo l'eccellente lavoro per il Family Day non c'è ragione di dubitare che sia sincero - Pezzotta afferma di condividere la tesi di Benedetto XVI secondo cui la vita e la famiglia costituiscono priorità non negoziabili, così che non ci si può alleare - neppure in nome di principi condivisi in tema di economia o di giustizia sociale - con chi questi valori minaccia o nega. I cattolici democratici italiani guidati da Prodi hanno deciso di non seguire Benedetto XVI, sacrificando i valori non negoziabili della vita e della famiglia all'esigenza di tenere in piedi la coalizione con la sinistra. Pezzotta non li segue, e infatti invita a non entrare nel Partito democratico. Ma sembra che ritenga la scelta di considerare i temi etici secondari rispetto a quelli economici e sociali un errore occasionale di Prodi e dei suoi. Mentre è un vizio strutturale della dottrina cattolico-democratica.
Se Pezzotta è consapevole di questo vizio ideologico - non riformabile - del cattolicesimo democratico italiano, non può che operare per traghettare verso le sponde del centro-destra quei cattolici che hanno votato Prodi ma non vogliono entrare nel Partito democratico. Lo dica apertamente, e da questa parte gli daremo un caloroso benvenuto. Se invece pensa di tenere insieme cattolicesimo democratico e insegnamento del Papa sui principi etici, Pezzotta sbaglia: le due cose non possono stare insieme. E l'errore dottrinale diventerebbe errore politico, vana ricerca di una «terza via» fra centrodestra e centrosinistra che, come dimostrano tanti precedenti da Martinazzoli a Follini, non porta da nessuna parte e finisce per essere riassorbita dalle sinistre. In questo caso Pezzotta non sarebbe una risorsa, ma un problema. In un'Italia dove le terze vie sono morte da tempo, Pezzotta scelga: o con Prodi o con l'opposizione, o di qua o di là. Se ne gioveranno il mondo cattolico e il Paese.
Massimo Introvigne