Piano territorio: nel 2030 Milano sarà più "alta"

Adottato il documento di sviluppo urbanistico: più volumetrie e
grattacieli, ma il cemento arretra Ventisei zone per 11 chilometri
quadrati. A ognuna una sua «vocazione»: commercio, sport, studi

Chi aspettava un’occasione riformista è accontentato. Et voilà il Piano di governo del territorio che cancella quello del 1975, statico e prescrittivo oltreché avulso dai cambiamenti. Ecco poche regole certe, finalmente. Sfida vincente per la metropoli a misura d’uomo, dove pubblico e privato insieme cambiano il volto della città. È il Pgt che non «consuma suolo», che «preserva la presenza dell’agricoltura in città» e che «tutela i quartieri storici e gli ambiti paesaggistici». Tre regole delle cinque - le altre due sono «costruire e ristrutturare a emissioni zero» e «incentivare la diffusione e la varietà dei servizi al cittadini» - che Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del Territorio, declina ai cronisti ancora troppo legati agli schemi degli indici, delle volumetrie e delle destinazioni d’uso. «Passato» afferma tranchant Masseroli che in uno slogan sintetizza il Pgt del futuro, «Milano per scelta». Sì, «Milano per scelta perché chiunque possa scegliere Milano per abitare, per vivere e per usarla. E Milano per scelta perché chiunque trovi quello di cui ha bisogno: servizi, opportunità e occasione per esprimersi».
Virgolettati che, attenzione, sarebbe un errore grave considerare solo filosofia spicciola: «Giochiamo la partita del futuro, tutti in attacco e mai fuorigioco per un progetto che sappia porre al centro la persona». Obiettivo? «La soddisfazione di chi ci abita, che si dica: a Milano vivo bene». Già, «a Milano vivo bene» anche perché, concretamente, questo rivoluzionario Pgt «non consuma suolo»: in vent’anni, garantisce l’assessore Masseroli, si «costruirà solo il 4 per cento di quello che già è stato edificato e, dettaglio, si costruirà recuperando aree degradate, spazi in cui oggi non si può accedere».
Ma questo Pgt nella sfida sussidiaria e riformista, continua Masseroli, vuole migliorare la qualità della nuova Milano: «Spostamenti con i mezzi pubblici incrementati dall’attuale 52 al 65 per cento come a Berlino, incremento del suolo agricolo in affitto anche trentennale dal 6 all’80 per cento di quello a disposizione e incremento della superficie verde pubblica dal 13 al 25 per cento come a Copenhagen». Sì, avete letto bene: il verde pubblico passerà dal 13 al 25 per cento. E, ancora, grazie a questo Pgt, spiega Masseroli, ci sarà «un incremento delle fermate di interscambio tra le linee di trasporto su ferro dal 4 al 20 per cento come a Londra, e l’incremento dal 13 al 30 per cento dei servizi raggiungibili a soli 5 minuti di cammino da casa». Niente male davvero, anche soprattutto perché «il 35 per cento dei nuovi alloggi costruiti sarà a basso costo, housing sociale».
Tutto è possibile, dunque, in questa sfida che si basa su cinque-regole-cinque e che sfrutta lo strumento della «perequazione» necessario per «far diventare il Parco Sud un parco pubblico». E la cementificazione? L’accusa lanciata un giorno sì e l’altro pure dai pasdaran dell’immobilismo? «Le aree di trasformazione sono tutte degradate - scali, Bovisa, gasometri - spazi che saranno rigenerati con parchi, servizi e anche case» annota l’assessore Masseroli, mentre invita a guardare la mappa della nuova Milano con le dieci macroaree di trasformazione dove ognuna è un distretto con una vocazione specifica: ricerca, tecnologia, artigianato, sport e amministrazione. Vocazioni all’interno di un Pgt che sarà deciso (nel giugno 2010) dai milanesi, dalle loro osservazioni e dalla loro voglia di vincere la sfida.