In Piazza del Duomo la Moratti vuole le palme come nell’Ottocento

Il sindaco illustra il progetto al maestro Abbado che nel 2010 tornerà alla Scala per 500mila alberi

È possibile tornare ad amare dopo liti e offese? Letizia Moratti pensa di sì e ha sommerso l’oggetto del desiderio di omaggi. Alberi a migliaia. Claudio Abbado ne aveva chiesti novantamila nella Cerchia dei Bastioni, lei gliene ha promessi cinquecentomila dappertutto. Li aveva già in programma, ma l’impegno formale aiuterà a piantarli davvero e più in fretta. «Vogliamo che si riinnamori di Milano» dice il sindaco sorridendo a colui che aveva accusato la città di essere senz’anima. Abbado sarà alla Scala nel giugno 2010 con l’Ottava di Mahler, l’unica sinfonia del compositore austriaco che mancava nel carnet delle sue esibizioni milanesi. «Non tornerò più a Milano perché pensa solo ai soldi» aveva detto due anni fa, dopo mesi di insistenza del sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner. Non c’era ragione di non credergli. Il mito milanese è stato alimentato anche dalla sua lunghissima assenza. Ha lasciato la direzione musicale del Piermarini nel 1986 e da allora è tornato solo una volta, nel 1993, per dirigere i Berliner Philarmoniker in tournée.

E invece eccolo, lui abitualmente così schivo, passeggiare da piazza Scala a piazza Duomo accanto alla Moratti che gli racconta dove crescerà il verde e gli chiede aiuto per vincere le resistenze della Sovrintendenza, che si oppone al tentativo di adornare piazza Duomo. «È la mia città, io amo la mia città, è una grande emozione. Mi piace che sia più verde anche se c’è già tanto verde a Milano» dice Abbado sotto Vittorio Emanuele II. Accanto al monumento equestre il sindaco gli ha fatto trovare un comitato di accoglienza di pioppi cipressini, ma spiega al Maestro che il progetto è più ampio e prevede una flora adatta, a partire dalle sempreverdi magnolie: «Nelle foto degli Archivi Alinari dell’Ottocento si vedono fiori e alberi bassi, piccole palme. È rimasto così fino agli anni Venti. Ci auguriamo, anche con l’aiuto del maestro, di vincere le difficoltà della Sovrintendenza». Le Belle Arti chiedono che sia rispettato l’assetto voluto da Piero Portaluppi nel 1929, e lo scorso anno, come ricorda il sindaco, hanno chiesto di eliminare gli alberi che il Comune aveva voluto di fronte a Palazzo Reale. Intervento storicamente più corretto ma che è comunque dispiaciuto al sindaco. «In piazzetta Reale il verde non c’è mai stato, ma guardi com’era bello» osserva mostrando al Maestro le foto che ha fatto installare in piazza della Scala. Gli racconta dei dieci boschetti di benvenuto in città, dei parchi a cui sta lavorando da tre anni l’assessore al Verde e al Decoro urbano, Maurizio Cadeo: «Grazie alla sua sollecitazione, riusciremo a realizzarli». Il progetto su piazza Duomo piace a Moratti e Abbado, che ne discutono appassionatamente. «È come a Orvieto e a Colonia» dice il Maestro. La Moratti concorda: «Pensiamo che una piazza più circoscritta valorizzerebbe maggiormente il Duomo, come accade in molte città con cattedrali belle e grandi». Abbado ha chiesto verde e alberi in molte altre zone del centro, dalla Darsena a corso Venezia al castello Sforzesco. Probabilmente si partirà da via Dante. «Ma lì potremo mettere solo alberi in vaso, perché al di sotto della strada corre la metropolitana» spiega Cadeo. Passeggiando e chiacchierando, Moratti e Abbado si sono intrattenuti a parlare di ecopass, bike sharing, autobus ecologici. Il sindaco ha snocciolato tutte le novità introdotte dalla sua amministrazione e ciò che vorrebbe fare in futuro pur in mezzo alle difficoltà politiche. Neanche a dirlo, l’ambientalista Abbado si è dimostrato entusiasta. Di più, ha spinto per una rivoluzione verde ancora più completa. Racconta il sindaco: «Il Maestro ritiene l’ecopass una buona base di partenza. Gli piacerebbe che fosse rafforzato, chiudendo tutta la città ai veicoli inquinanti». Non è una mania dell’ultima ora. Accanto alla sua tenuta di Alghero Abbado ha comprato un pezzo di bosco, per salvarlo dalle speculazioni edilizie. E c’è chi ricorda la sua casa milanese di piazzetta Bossi, con l’ulivo che ombreggia il terrazzo, proprio lì dietro la Scala.