Pisapia non vede il fondamentalismo islamico Ecco chi finanzia davvero le moschee in Italia

A Pisapia interessa soltanto che la costruzione sia autofinanziata. Ma non affronta il problema sicurezza e il rischio legato ai fondamentalisti. Da tempo i servizi denunciano profondi legami tra gli sponsor e le reti terroristiche: è quasi impossibile verificare la provenienza delle donazioni

Milano - Giuliano Pisapia insiste: anche Milano avrà la sua moschea. Un grande polo di aggregazione per tutta la comunità musulmana che vive nel capoluogo lombardo. Il candidato della sinistra si limita a dire che il Comune non sborserà un euro per la costruzione del nuovo edificio di culto: dovranno pagarsela gli islamici. Una condizione che condizione non è: non sono certo i soldi a mancare ai musulmani. Come già a Roma, quando nel 1984 il re dell'Arabia Saudita aveva stanziato un fondo per la costruzione della moschea, anche a Milano non sarà difficile trovare un finanziatore. Quello che Pisapia - e con lui tutta la sinistra - non dice è l'emergenza sicurezza che accompagna all'edificazione di un ruolo del genere. Problema evidenziato in primis dal governo e ribadito anche dal sindaco Letizia Moratti. D'altra parte, finché non ci sarà un accordo di massima con lo Stato sarà pressoché impossibile accertare che il centro islamico non si trasformi in un covo di terroristi.

"Le moschee non sono solo luoghi destinati alla preghiera, ma anche luoghi dove si educa e si creano reti internazionali di matrice islamica, e ciò può creare problemi". Francesco Botturi, docente di Filosofia morale all’Università Cattolica di Milano molto vicino al cardinale Bertone, spiega chiaramente che la costruzione di una nuova moschea deve avere "come asse centrale la tutela del diritto al culto" e, al tempo stesso, guardare "con attenzione a tutti gli aspetti del progetto implicati nella istituzione di un centro di culto islamico a Milano". Una posizione abbracciata dal centrodestra ma respinta in toto dalla sinistra. In una videochat sul Corriere.it, Pisapia ha spiegato che "la moschea, piuttosto che un altro tipo di luogo dove professare la propria fede religiosa, che è un diritto di tutti, deve essere fatta nel rispetto delle regole, nella legalità, con le necessarie autorizzazioni da parte del Comune e chiaramente ognuno la deve pagare". Unica condizione espressa dal candidato della sinistra? "Come ognuno paga la casa in cui abita, paga l’affitto anche per il luogo di preghiera deve essere così". Insomma, se la comunità islamica sborsa i soldi i problemi si assottigliano. Viene, però, da chiedersi come possono gli imam rispettare le regole e la legalità se non c'è alcun accordo sottoscritto con lo Stato. E ancora: qualche scrupolo bisognerebbe anche farselo sulla provenienza dei soldi che servono a finanziare il progetto. Potrebbe esserci una qualche differenza degna di nota se a pagare fosse al Qaeda piuttosto che uno sceicco dell'Arabia Saudita.

Al centro del dibattito, infatti, non c'è la costruzione o meno della moschea ma la necessità di stendere delle regole condivise perché il luogo di culto non diventi il centro di una rete di matrice islamica. "In un momento in cui il terrorismo e l’instabilità del mondo islamico è un pericolo per tutti - ha spiegato la Moratti a Sky - credo che senza regole chiare e un accordo col governo sarebbe inopportuno pensare a una grande moschea a Milano, perchè si potrebbero riversare qui da tutta Italia islamici non controllati". "Siamo per la libertà di culto - è il ragionamento del sindaco uscente - ma deve essere conciliata con la sicurezza, punto importante del nostro programma".

Da tempo i servizi segreti nostrani pongono l'accento proprio sugli sponsor che fanno piovere in Italia i finanziamenti necessari a costruire moschee, scuole coraniche e centri culturali islamici. Risulta pressoché impossibile verificare con estrema sicurezza la provenienza dei fondi e dei garanti (quasi sempre non nominali). Le moschee sono infatti delle associazioni: in quanto tali possono usufruire di offerte libere. Insomma, le campagne di autofinanziamento (sponsorizzate dallo stesso Pisapia) sono, da anni, sotto la lente di ingrandimento dei servizi segreti che non sono in grado di accertare fino a che punto "l’influenza religiosa possa degenerare in proselitismo politico". Secondo un rapporto di intelligence trasmesso alla procura di Torino anni, l’imam Bouriqi Bouchta (poi espulso) era profondamento legato ad Hamas, per cui aveva raccolto fondi a sostegno della guerriglia nella Striscia di Gaza. Purtroppo Boutcha è solo uno dei tanti esempi in cui l'islam è sfociato nel fondamentalismo.

A Roma, invece, la grande moschea è stata costruita all’epoca del governo Andreotti sulla base di un accordo col governo marocchino, che garantisce che nella moschea si eserciti solo il diritto di culto. Proprio in questa direzione va il ddl presentato settimana scorsa dalla Lega Nord per regolamentare, a livello statale, la costruzione di nuovi luoghi di culto. Un disegno di legge che punta a porre dei limiti concreti: dalla lingua di predicazione alla costituzione di un albo degli imam, dall'estensione dell'edificio al contrasto del terrorismo. Tutti punti focali per favorire l'integrazioni e pretendere al legalità che, purtroppo, la sinistra continua a nascondere.