"Pisapia sbaglia, anche la paritaria è pubblica"

L'INTERVISTA Parla Maria Grazia Colombo, presidente dei genitori cattolici: "Il sindaco si rivolge solo agli istituti statali, la parità è sancita da una legge di D’Alema.
Gli studenti delle private sono i veri discriminati
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«Una nota polemica fuori luogo». Maria Grazia Colombo, presidente nazionale dell’Agesc, Associazione Genitori Scuole cattoliche, bolla così la lettera aperta che il sindaco Pisapia ha inviato a tutti gli alunni in occasione del primo giorno di scuola.
A cosa si riferisce esattamente?
«È chiaro che non capiamo bene la questione della funzione pubblica della scuola. Cosa intendiamo per scuole pubbliche? Io intendo le scuole paritarie e statali»
Invece il sindaco cosa intende?
«Evidentemente si usa il termine “pubblico” intendendo “statale”».
Si riferisce agli articoli 33 e 34 della Costituzione citati?
«L’articolo 34 ci sta, la citazione dell’articolo 33 è assolutamente fuori luogo. Perché questa necessità di mettere in guardia dall’articolo 33?».
In che senso scusi?
«Allora avrebbe la pena affrontare tutta la questione del sistema scolastico, ma in un altro luogo e con altre modalità, non certo così. Perché se il nostro sindaco, come continua a ripetere, stima i giovani, allora non può permettersi di indottrinarli».
Una questione di rispetto...
«Sì, delle loro intelligenza. Va bene esprimere il proprio pensiero ma bisogna anche dare ai ragazzi gli strumenti per potere comprendere le affermazioni che si fanno. Non sottendere...».
Che cosa intende?
«Gli articoli della Costituzione che parlano di scuola ed educazione, allora, sono molti, perché citare proprio il 33? Non siamo nati ieri».
È dispiaciuta?
«Sì, mi dispiace non tanto per il sindaco ma perché è come se usasse il suo potere, in qualità di sindaco del secondo comune più importante d’Italia per sottendere delle cose, questo atteggiamento non fa bene a nessuno»
Qual è il rischio?
«Che perda di credibilità e di valore anche il resto della lettera».
Come fa notare il direttore scolastico regionale non c’era nemmeno bisogno di scomodare la Costituzione, perché la legge 62 del governo D’Alema sancisce la parità tra scuole.
«Infatti, il punto è questo. O dobbiamo sostenere che la legge 62 è anticostituzionale?».
Il direttore Colosio ha sottolineato anche come le scuole paritarie facciano risparmiare...
«Certo: sono gli studenti delle scuole paritarie a essere discriminati».
In che senso?
«Nella finanziaria si calcola che uno studente di scuola statale costa 5.200 euro l’anno mentre quello della scuola paritaria 534 euro. Il sistema scolastico nazionale stabilisce che gli istituti sono tutti uguali e che la scuola è gratuita fino al secondo anno di secondaria, ma non è vero. Così il sistema non sta in piedi: i genitori delle scuole paritarie pagano per le paritarie e per le scuole statali. I fondi sono insufficienti e inadeguati. Anche il costo sociale è diverso: per le scuole statali Comune e Province sostengono spese vive, l’affitto, bollette, etc. non per le paritarie. Eppure deve essere garantito il diritto del genitore di scegliere».
Le scuole paritarie non sono solo quelle cattoliche...
«Appunto, tra l’altro andiamo verso un pluralismo culturale e religioso che ci imporrà di confrontarci con le scuole nazionali».
MBr