Pochi figli, la colpa è degli uomini «Pensano al lavoro, poi alla famiglia»

(...) A 35 anni la quota di single tra gli uomini è doppia rispetto a quella delle donne. «Milano fa anche peggio - continua il docente della Cattolica -. Nella fascia cruciale tra i 35 e i 44 anni, gli uomini sposati o che vivono in coppia in città sono meno della metà del totale, mentre siamo sopra il 50 per cento sia a Roma che come media nazionale».
La colpa, spiega la ricerca, è soprattutto delle difficoltà esterne. «La stragrande maggioranza dei giovani
Al secondo figlio, in realtà, arrivano in pochi. E i principali responsabili sono ancora una volta gli uomini. «La nostra ricerca mostra che il secondo figlio si fa se i mariti collaborano in casa - spiega Rosina-. La maggior parte di loro, una volta diventati papà, non si dedica di più alla famiglia, sacrificano una porzione piccola di tempo (mezz’ora di tempo libero, 8 minuti di attività fisiologiche) da investire nel lavoro e a casa. Molto meno di quanto facciano le donne una volta diventate madri».
Milano, anche questo, conferma la regola generale. «Qui il lavoro viene messo al primo posto più spesso che altrove. Si pensa: prima mi realizzo, poi recupero il tempo perso formando una famiglia e mettendo al mondo dei figli». L’ambiente condiziona anche chi, i figli, vorrebbe farli prima. «È chiaro che al lavoro non viene visto di buon occhio chi prende un congedo perché la moglie ha appena avuto un bambino...». Ecco perché, secondo gli esperti dell'Istat e dell’università Cattolica, la politica deve aiutare gli uomini che vogliono farsi una famiglia. «Pensiamo agli asili nido, da sviluppare sempre di più perché ormai nelle giovani coppie è importante il lavoro di entrambi». Nel caso di Milano, poi, i giovani vanno aiutati («e spinti, è anche un fatto culturale») a uscire di casa prima e rendersi autonomi dalla famiglia.
C’è invece una fetta di cittadini che a Milano è arrivata dopo aver lasciato i genitori, residenti in altre regioni. «Questi vanno aiutati a trovare un casa a prezzi sopportabili e un lavoro stabile non troppo in là nel tempo», conclude l’esperto.
Ma è solo per il lavoro (assente o troppo pressante) che gli uomini «fanno» meno figli? «Non sono cose che si programmano totalmente» riprende Linus, diventato papà alle soglie dei 40. «Fino ai 30-35 anni pensavo di più al quotidiano, il lavoro, certo, aveva lo spazio principale nella mia vita» racconta il deejay. Qualche anno dopo sono arrivati i figli. «Il primo oggi ha quasi dieci anni, il secondo è nato nel 2003. Se è vero che il secondo figlio si fa se il marito collabora in casa? Diciamo che si fa se la famiglia funziona - sorride Linus-. Si deve raggiungere un equilibrio, se le cose vanno bene arrivano i figli. Diventare papà è un’esperienza che si affronta meglio da non giovanissimi, questo lo posso dire per esperienza». Non è il caso, dunque, di farsi prendere dall’ansia: «Gli stili di vita sono cambiati, quello che valeva per i nostri genitori oggi non vale più».
Al direttore di Radio Deejay piacciono le famiglie numerose. «Sono cresciuto con un fratello e una sorella, tre è un bel numero... - conclude sorridendo-. Se abbiamo intenzione di aumentare la famiglia? Mi piacerebbe, certo, e ho la fortuna di aver i mezzi economici per farlo. Ci stiamo pensando, vedremo che cosa succederà...».
Giovanni Buzzatti