Podestà «incoronato» a Pontida: «Con voi conquisterò la Provincia»

(...) dobbiamo fare e che dobbiamo vincere nel ballottaggio di domenica prossima». «Simbolo» che il 21 e 22 giugno «deve vincere per l’Expo», aggiunge il viceministro Roberto Castelli: «Ai leghisti milanesi dico, andate a votare Podestà. Se su Expo vogliamo lavorare in maniera spedita abbiamo bisogno di una squadra omogenea in vista dell’evento. So bene cosa significhi lavorare con persone della stessa coalizione piuttosto che dell’altra». Già, evidente che è meglio lavorare «con persone della stessa coalizione» piuttosto che «insieme a Filippo Penati, lui è uno di quelli che ha sempre remato contro l’Expo».
Virgolettati tutti raccolti con entusiasmo dal popolo leghista consapevole dell’importanza del voto e della vittoria per la Provincia post-Penati. Quella Provincia che per l’invitato al raduno Guido Podestà nasce da una «comunità d’intenti» tra Pdl e Lega: «Ogni voto è determinate per mandare a casa una sinistra inconcludente che non ha più nulla da offrire ai milanesi e al popolo italiano». Inutile spiegare al popolo leghista quanto «costerebbe dover sopportare ancora Penati per altri cinque anni: sarebbero sessanta mesi di troppo, di menzogne, immobilismo e incapacità progettuale» dice dal palco Podestà.
Cinque-sei minuti di intervento che entra nella storia leghista: infatti, prima di Podestà nessun esponente politico targato Pdl (o Forza Italia) era mai salito sul palco. Come dire: un atto simbolico importante e deciso, «una conferma, a beneficio della stampa che la Lega è vicina a Podestà» osserva il segretario nazionale della Lega Giancarlo Giorgetti. Una «vicinanza» fatta di valori comuni e per «fargli sentire l’affetto del popolo della Lega» continua Giorgetti, mentre Podestà è abbracciato, placcato e stretto d’assedio dai cinquantamila.
Cinquantamila sempre più festosi quando scoprono che il candidato Pdl e Lega alla Provincia di Milano non voterà per il referendum: «Se c’è una coalizione che funziona non possiamo andare a distruggere l’unità per l’egoismo di una parte. Io non prenderò la scheda per votare al referendum. Al referendum non andrò a votare». Questione di coerenza, dice Podestà: «Gli amici della Lega mi hanno sempre sostenuto con correttezza. Governiamo insieme al Comune di Milano, alla Regione Lombardia e al governo nazionale perché abbiamo gli stessi valori. Siamo due partiti popolari».
Al collo, il candidato Pdl e Lega, porta un fazzoletto verde e un altro nastro verde è al polso - guai a parlargli però di «anomalia», «non è anomalo che io sia qui, qui c’è il popolo» - ma «il fazzoletto verde è dentro il cuore» dice sicuro ai cinquantamila che esplodono. Le urla di gioia e il calore leghista spezzano il suo saluto, «... grazie per l’invito e grazie per la coerenza e lealtà».
Davide Boni e Matteo Salvini, due pezzi da “90” della Lega, a fatica guidano Podestà tra il popolo padano che il 21 vuole votarlo, «se non votiamo Podestà, siamo davvero matti da legare» commenta Boni. Ma «matti, qui a Pontida non ce ne sono» confida l’assessore regionale al Territorio, mentre Salvini fa fare a Podestà il giro delle «sette chiese» altrimenti detti i «sette gazebo» leghisti tra Milano e Provincia. Occasioni per far conoscere sotto il solleone Podestà, per offrirgli un bicchiere di vino, un piatto di salsiccia e polenta e, perché no, anche per dirgli che «adesso, dopo Pontida, pure lui ce l’ha duro».