La politica italiana smentisce la scienza

Secondo una ricerca il Dna determina la scelta tra destra e sinistra. Ma come si spiega chi cambia idea?

L’educazione, le letture, i rapporti personali, le esperienze, gli interessi, le simpatie e gli umori? Ininfluenti. Uno studio del settimanale britannico New Scientist sostiene che essere di destra o di sinistra dipende dal patrimonio genetico di un individuo. Dunque si nasce e non si diventa, e questo spiega molte cose. Per esempio, si deve supporre che fu per consentire una comparazione del Dna che il senatore Barbato sputò all’(ex) collega Cusumano durante la drammatica seduta al Senato in cui cadde il governo Prodi.
L’inchiesta della rivista scientifica accredita la «teoria genetica dell’ideologia» citando i test condotti su gemelli omozigoti ed eterozigoti. I primi (totale identificazione genetica) a domande a sfondo politico rispondono nello stesso modo 8 volte su 10. I secondi (in comune solo metà del corredo genetico) solo nel 33% dei casi. Deduzione degli scienziati: gli orientamenti politici dipendono dai geni. «Queste visioni stanno alla radice del nostro cervello», spiega John Alford, ricercatore dell’università di Rice, Texas.
Qualcuno dovrebbe suggerire ai valenti studiosi di fare un giro da queste parti, prima di pubblicare certi studi. Senza offesa: se è tutto scritto nel dna, qual è il codice genetico dei voltagabbana di casa nostra, o anche semplicemente dei tanti che hanno «cambiato idea», «fatto un percorso», transitando da destra a sinistra e viceversa?
Il catalogo è vasto. Per un Bondi già sindaco comunista di Fivizzano folgorato sulla via di Arcore c’è un Fisichella monarchico e teorico della nuova destra approdato - con travaglio - alla corte di Rutelli. Per un Brandirali leader di «Servire il popolo» convertito a Comunione e liberazione si trova un Follini che giura «alla peggio andrò a casa, a sinistra no» e poi si accasa nel Partito democratico. Per non dire delle parabole alla Ferrara, da marxista ad ateo devoto, che metterebbero in crisi la più accurata indagine sul Dna.
E poi i De Gregorio, i Fuda, i Dini, che con Mastella condivide il primato di aver fatto il ministro sia con Prodi che con Berlusconi. Di più: tra i due incarichi, è anche riuscito a fare il premier essendone osteggiato sia da Prodi che da Berlusconi. Sua la massima: «Non paga essere voltagabbana». Convince di più la teoria materialista di Alessandra Mussolini: «Non è questione di destra e di sinistra. I voltagabbana vanno dove c’è il potere». Lei, uscita da An e fondato un nuovo partito, giurava: «Non sarò mai alleata con la Casa delle libertà». Detto, non fatto.
«Il primo voltagabbana della storia fu San Paolo sulla via di Damasco», ricorda Cossiga. E come non arrendersi di fronte al sillogismo di Adornato (dal Pci ad Alleanza democratica a Forza Italia all’Udc): «Io ho tradito il comunismo; il comunismo è un tradimento della democrazia; tradire un tradimento non è un tradimento, ma è una catarsi»?
L’affare è complicato. Non a caso c’è un’altra teoria genetica, quella di Mastella. Il quale, intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, così illustrava il suo pensiero: «Voltar gabbana è nel Dna degli italiani». Si attende una pubblicazione dell’università di Ceppaloni.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it