Il 40% favorevole ad armarsi "Subito la legittima difesa"

Gli italiani chiedono più semplicità per possedere una pistola. Il centrodestra spinge la riforma in Aula

C'eravamo tanto armati. Ma non abbastanza: per quasi quattro italiani su dieci (il 39 per cento, per la precisione) infatti ci vorrebbero criteri meno rigidi per il possesso di un'arma da fuoco per la difesa personale. Un dato che arriva dritto dritto dal rapporto del Censis sulla sicurezza vista dagli italiani, reso noto ieri, e che colpisce perché solo tre anni fa, nel 2015, lo stesso dato era del 26 per cento. La sicurezza è ritenuto un grave problema dal 21,5 per cento degli italiani, che lo mettono dietro solo alla disoccupazione, all'evasione fiscale e alla fiscalità rapace.

Fa riflettere il fatto che le statistiche invece registrino una sensibile diminuzione dei reati violenti. Nel 2017 sono stati denunciati complessivamente 2.232.552 crimini, con un calo del 10,2 per cento rispetto all'anno precedente. Negli ultimi dieci anni, dal 2008 al 2017, sono crollati gli omicidi (da 611 a 343), le rapine (da 45.857 a 28.612) i furti (da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni).

E allora perché questo (letterale) allarme? Indubbiamente c'è un problema di insicurezza percepita che va al di là delle fredde cifre e che è dimostrato dal fatto che i più favorevoli a una maggiore diffusione sono le persone meno istruite (il 51 per cento di chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41 per degli «over 65»). Persone più suggestionabili. Ma anche più fragili, che vivono in realtà marginali e a rischio: periferie urbane, luoghi isolati. Qui non si compulsano statistiche ma si vive un senso di precarietà quotidiano che incoraggia a cercare rifugio (anche solo ideale) in strumenti rudimentali.

L'equazione più armi meno reati è istintiva ma non del tutto veritiera. Negli ultimi anni c'è stato un netto aumento delle licenze e dei porti d'armi: nel 2017 si contavano 1.398.920 licenze per porto d'armi nelle varie tipologie (difesa personale, caccia, tiro sportivo) con un incremento del 20,5 per cento dal 2014. Si calcola che attualmente ci siano armi nelle case di quattro milioni e mezzo di italiani. Ma sono le regole molto stringenti a fare da contrappeso al sistema, rendendo le armi disponibili solo per persone estremamente responsabilizzate. Gli italiani non sono e non saranno mai un popolo di «giustizieri». Il problema, semmai, è quella di rendere più elastico il concetto di legittima difesa, fermo a una legislazione estremamente restrittiva e punitiva nei confronti di chi spara per proteggere sé e la propria famiglia. È di ieri la notizia che il Tar di Brescia ha confermato il divieto della prefettura di Mantova di detenere armi per un imprenditore che nel 2016 sparò un colpo in aria con un'arma denunciata perché aveva sentito rumori sospetti provenire da un capannone adibito a magazzino poco distante. «Non c'era un pericolo immediato per l'incolumità personale», la motivazione dei giudici amministrativi. Situazioni grottesche che il ministro dell'Interno Matteo Salvini vuole sbianchettare indicando (come ha fatto ieri su Facebook) come priorità «una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene, nelle proprie case e nei propri negozi». E proprio ieri Forza Italia ha chiesto in commissione Giustizia della Camera la calendarizzazione urgente delle proposte sul diritto di difesa.

Resta il fatto che il 31,9 per cento delle famiglie italiane si sente minacciato nel luogo in cui vive. Soprattutto nelle grandi città, dove ha paura il 50,8 per cento della popolazione. E in questo caso non si tratta di una mera percezione, visto che nelle quattro province più popolate, quelle in cui vive il 21,4 per cento degli italiani, si consuma il 30 per cento dei reati, con Milano prima con 237.365 reati nel 2016 davanti a Roma (228.856), Torino (136.384) e Napoli (136.043).