Accusati di connivenza con il terrorismo per una foto in rete

La fotografia mostra un militante in giacca, in testa ha un basco, che tiene una pistola puntata alla tempia di un uomo, la bocca coperta da nastro adesivo, lo sguardo terrorizzato. Alle spalle dei due, ci sono bandiere rosse e gialle con il simbolo con la falce e il martello del Dhkp-c, il Partito-fronte rivoluzionario di liberazione del popolo, gruppo turco di estrema sinistra che il 31 marzo ha preso in ostaggio il magistrato Mehmet Selim Kiraz all'interno del tribunale di Istanbul. In un blitz delle forze speciali turche, i due militanti coinvolti e il pubblico ministero sono rimasti uccisi. Nelle ore successive, oltre alle polemiche sull'intervento armato, il Paese si è trovato a discutere anche su quella fotografia che hanno pubblicato non soltanto molti giornali turchi, ma anche organizzazioni mediatiche straniere.

Il primo ministro Ahmet Davutoglu ha accusato i quotidiani turchi che hanno messo in pagina quell'immagine d'essere «strumenti di propaganda di terrorismo» - il Dhkp-c è considerato un gruppo terroristico da Ankara ma anche da Unione Europea e Stati Uniti -, e le autorità hanno punito le testate in questione bloccando l'accesso dei loro reporter ai funerali del magistrato. La fotografia però circolava ancora online sui social-network contro i quali il governo turco ha agito ieri. Twitter e You Tube hanno rifiutato di eliminare l'immagine dopo aver ricevuto un ordine di un tribunale turco e sono stati bloccati nell'intero Paese, mentre Facebook, che ha accettato la rimozione dell'immagine, è rimasto attivo ma ha promesso di fare ricorso contro la decisione della corte.

#Twitterisblockedinturkey, Twitter è bloccato in Turchia, è l'hashtag che ieri ha intasato il social-network, con le lamentele degli utenti che hanno escogitato vie alternative per avere accesso al loro account ma anche con le critiche verso un governo che sempre più si scontra con la stampa locale e che non nasconde il suo fastidio verso i social-media.

Twitter era già stato bloccato a marzo 2014 nei giorni prima delle elezioni locali, quando circolavano notizie sulla corruzione di alcuni funzionari pubblici. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha definito i suoi cinguettii una "minaccia per la società", e il suo premier Davutoglu resta della stessa linea in queste ore con l'offensiva contro 166 siti che hanno pubblicato la fotografia del magistrato.

Se è naturale che la stampa dibatta sulla necessità e il carattere etico della pubblicazione di una simile immagine - un portavoce della presidenza oltre a parlare di "diffusione di propaganda terroristica" ha citato le preoccupazioni per la famiglia del pubblico ministero - il quotidiano Hürriyet , tra i maggiori del Paese, ricorda: "Pensiamo che una democrazia in cui c'è libertà d'espressione - è scritto in un editoriale - non possa ospitare un primo ministro che si dà l'autorità di punire i giornali".

Benché non sia la prima volta che le autorità turche nell'era dell'ex premier e presidente Erdogan si accaniscono contro i social-media - secondo i calcoli di Twitter, nessun altro Paese da giugno a dicembre 2014 ha chiesto quanto la Turchia la rimozione di contenuti dalla piattaforma - il blocco di ieri è il più vasto ad oggi nella nazione.