Alitalia è sempre più isolata Lufthansa: «Non ci interessa»

Berlino disponibile solo a costo zero. E Intesa avverte: «Non c'è nessun piano B». L'idea di rifare il referendum

Alitalia è sempre più sola. Se il governo aveva già chiarito, ben prima dell'esito del referendum, che non sarebbe intervenuto con una nazionalizzazione, stanno evaporando - ora dopo ora - anche i «piani B» e i presunti cavalieri bianchi chiamati in causa all'indomani del «no» dei lavoratori al salvataggio disegnato dai sindacati.

La prima doccia fredda per i 12.500 lavoratori dell'ex compagnia di bandiera è arrivata ieri da Lufthansa. «Non abbiamo alcuna intenzione di acquistare Alitalia» ha dichiarato Ulrik Svensson, il direttore finanziario della compagnia aerea tedesca (in perdita per 68 milioni nel primo trimestre).

«Lufthansa prenderà Alitalia solo a costo zero», ha aggiunto l'ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, a margine della presentazione di un libro a Milano, rivelando anche che il socio arabo Etihad aveva già tentato di salvare Alitalia attraverso una mega alleanza europea con Berlino. Sulla linea tedesca anche Intesa Sanpaolo: «Non esiste un piano B per Alitalia, Intesa è una banca e non un'azienda che si occupa di aerei», ha tagliato corto Carlo Messina, amministratore delegato della banca azionista (32%) che è anche creditrice di Alitalia per almeno 300 milioni di euro (la quota di Unicredit è di 500 milioni di euro). Nonostante possa trovare un senso industriale, con l'integrazione del trasporto tra cielo e terra, anche le Ferrovie dello Stato, richiamate in causa nelle ultime ore, hanno ufficialmente smentito un proprio coinvolgimento nel salvataggio Alitalia.

La strada per il commissario in arrivo alla guida della compagnia si fa sempre più in salita poiché, senza un compratore, le alternative sono una cessione separata degli asset e la liquidazione. In questo caso, a farsi avanti sarebbero diversi soggetti la Malaysia Airlines, per esempio, si è detta interessata a prendere in leasing otto aerei anche se, secondo i primi calcoli, non ci sarebbe molto da vendere in termini di asset fisici. Nel bilancio 2015 (ultimo disponibile), brand e licenze hanno un valore di 145 milioni, la flotta pesa 173 milioni, gli immobili 14 milioni, 445 milioni sono imputabili ai mezzi-velivoli (su 120 aerei però solo 32 sono di proprietà) e 27 ad altri beni. La partita del commissario per portare a casa più soldi possibili si giocherà dunque sui valori intangibili come le tratte aeroportuali in possesso di Alitalia.

Nella preoccupazione generale, senza un apparente via d'uscita che non porti dritto alla liquidazione, ieri si è diffusa la notizia che tra il personale dell'Alitalia stia circolando una lettera per la raccolta delle firme al fine di riaprire il confronto con l'azienda e arrivare a un accordo: è quanto riferiscono all'agenzia Agi fonti sindacali che chiedono di rimanere rigorosamente anonime. «In tanti si sono pentiti di aver votato no - spiegano le fonti - e adesso gira una lettera per raccogliere le firme e tornare al tavolo della trattativa. Sono in tanti ad averci ripensato e a essere pronti a firmare un accordo». Ieri, intanto, il management di Alitalia si è riunito per mettere a punto una serie di procedure formali e informali in vista dell'assemblea dei soci del 2 maggio, chiamata a esprimersi sulla richiesta di avvio dell'amministrazione straordinaria. Alitalia ha, inoltre, ribadito che non vi è stato e non vi sarà alcun impatto dell'attuale situazione sull'operatività e sulla programmazione dei voli dalla compagnia.