Angelino arresta, Orlando si scusa: il «terrorista» era un vero rifugiato

Venezia Ingabbiato perché ritenuto un pericoloso terrorista, liberato dopo qualche giorno: è un rifugiato politico.

L'antiterrorismo all'italiana: Alfano arresta, Orlando scarcera. Per salutare la cattura di Erden Unal il ministro dell'Interno non aveva badato neppure al fatto che fosse Pasquetta. E come avviene quando le manette si stringono ai polsi dei pezzi grossi del terrore, aveva affidato all'ufficio stampa il compito di annunciare solennemente la felice conclusione della caccia a colui il quale era evidentemente considerato un terrorista di notevole caratura.

Pure per non guastarsi la scampagnata fuori porta, al ministero s'erano subito dati da fare, diramando la nota alle 9.15 del 6 aprile per regalare certezze agli italiani in partenza con teglie di pasta al forno al seguito: «Il livello di allerta è tale che, anche e soprattutto nei giorni della Pasqua, i controlli di sicurezza su tutto il territorio sono altissimi. Le forze dell'ordine sono impegnate senza sosta sul fronte antiterrorismo per individuare ogni fonte di possibile rischio». Firmato: Angelino Alfano.

Insomma, sembrava voler dire il ministro gonfiando orgogliosamente il petto, in Italia non c'è spazio per i terroristi. Neppure per Erdel Unal, medico turco di 45 anni, destinatario di una richiesta di estradizione legata ad una condanna per terrorismo. Per agguantarlo non c'era stato bisogno di blitz delle teste di cuoio e neppure di indagini. Lui, del resto, non si nascondeva: medico ortopedico in un ospedale tedesco, dal 2005 risiedeva in Austria. Nel Belpaese era arrivato ai primi d'aprile con la moglie e le due figlie per una vacanza a Venezia. I suoi documenti? In regola. Tanto che per rintracciarlo era stato sufficiente cercarne il nominativo nell'anagrafe degli ospiti degli alberghi veneti: ai poliziotti della Digos era bastato bussare - all'una di notte - alla porta della stanza d'albergo tra Mestre e Treviso dove l'intera famiglia aveva preso alloggio, notificargli il provvedimento ed accompagnarlo in carcere, in regime di massima sicurezza con controllo a vista, perché schedato come responsabile dell'affissione di manifesti illegali e di un attentato ad una banca di Ankara nel 1995 e, soprattutto, come appartenente al Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo, il gruppo responsabile del sequestro del procuratore della repubblica turco Mehmet Selim Kiraz, poi rimasto ucciso insieme ai suoi sequestratori durante il blitz delle forze speciali.

«Al momento dell'arresto l'uomo si è mostrato meravigliato», segnalava tra le righe un po' sorpresa già la Questura. Presto s'è capito anche il perché di tanto stupore: davanti ai giudici della Corte d'appello Erden ha ricordato d'essere un rifugiato politico. «Ha ammesso di aver organizzato manifestazioni di protesta contro il regime - spiega il suo avvocato, Nicola Canestrini - ma ha negato d'essere un terrorista. In carcere in Turchia è stato torturato. Non può essere estradato».

Una realtà che il Collegio ha potuto toccare con mano sfogliando la documentazione fatta recapitare dagli uffici del guardasigilli Andrea Orlando, attestante il particolare status del quarantacinquenne, concessogli dall'Austria nel 2002.

È finita che un paio di giorni fa Unal è stato rimesso in libertà: la procedura di estradizione seguirà il suo corso, ma lui resterà a piede libero. Libero di tornare a casa ed al lavoro quotidiano. Il ministero dell'Interno non ne ha dato cenno. Al Viminale le figuracce non fanno più notizia.