Arrestato Lolli il bolognese a capo dei ribelli libici

Fausto Biloslavo

Giulio Lolli, «l'ultimo avventuriero», è stato arrestato dagli uomini di Rada, la polizia speciale di prevenzione del governo di Tripoli, che ha ottimi rapporti con gli italiani. Il bolognese di 52 anni, dal 2011 in Libia, era rincorso da due mandati di cattura internazionale per reati finanziari, ma le richieste di estradizione erano state fino a ora respinte da Tripoli. Questa volta la sua vita da romanzo è rimasta intrappolata probabilmente da uno scontro interno alle istituzioni libiche con lo zampino degli italiani.

La scorsa settimana le squadre di Rada, composte da ex miliziani salafiti, che formalmente dipendono dal ministero dell'Interno, hanno fatto irruzione in una zona del porto commerciale di Tripoli dove operava «la polizia marittima», altri ex miliziani arruolati per combattere i traffici in mare compresi quelli di esseri umani. Lolli era il comandante della motovedetta 07, con una grande scritta Police sulla fiancata e il simbolo del ministero dell'Interno. In agosto sosteneva di «avere intercettato 500 migranti» in un solo mese. La polizia marittima aveva tanto di autorizzazione firmata da uno dei capi del ministero dell'Interno evidentemente finito in disgrazia. I suoi uomini avevano combattuto a Sirte contro lo Stato islamico, ma la formazione è stata sciolta da Rada. Sabato scorso la polizia speciale è andata a prendere Lolli a casa. «Sono arrivata, che lo stavano portando via. Non so neanche quale siano le accuse, ma mio marito non ha fatto nulla di male» spiega piangente al telefono la moglie libica dell'italiano, che si è convertito all'Islam con il nome di Karim. Non è escluso che Lolli, al timone di un'unità del ministero del'Interno, sia finito nel mirino degli italiani. Il piano del Viminale per arginare il flusso dei barconi dalla Libia prevede entro l'anno la consegna di sei motovedette proprio al ministero dell'Interno libico. Karim Lolli, più simile a Corto Maltese, che ad un pericoloso latitante, era scappato nel 2010 in Tunisia dopo la bancarotta della Rimini yacht, che vendeva imbarcazioni di lusso. A Bologna ha patteggiato una condanna a due anni e mezzo per bancarotta ed in un altro procedimento tre anni per corruzione. E deve subire un altro processo per presunta estorsione su accuse che considera «montate ad arte». Allo scoppio della primavera araba si era trasferito in Libia ma il colonello Gheddafi, su richiesta italiana, lo aveva sbattuto in carcere. Lolli è stato liberato dai «rivoluzionari» e ha aderito alla lotta contro il regime. Poi ha evacuato feriti da Bengasi e partecipato dal mare alla battaglia di Sirte contro le bandiere nere grazie alla sua perizia nautica. La procura di Rimini si attiverà per riportarlo in Italia, anche se non esiste un trattato di estradizione. Lolli non ha mai sostenuto di essere uno stinco di santo, ma ha sempre accusato i pm «di accanimento giudiziario».

Commenti

killkoms

Sab, 04/11/2017 - 14:49

l'essersi convertito non gli è bastato!