Attentati nel Kashmir: mai fatta un'ora di galera i pakistani sotto accusa

«Non abbiamo ricevuto, ancora, nessuna richiesta di collaborazione dall'India. Può essere che ci voglia del tempo per attivare la procedura, ma posso garantire che i pachistani interessati sono a piede libero» spiegano dall'ufficio Digos di Brescia. Dalla città lombarda sarebbero partiti i soldi per finanziare gli attacchi in Kashmir dei separatisti islamici pachistani inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche. Secondo l'intelligence indiana il denaro sarebbe stato trasferito attraverso un money transfer di Corso Garibaldi. Lo ha rivelato il Times of India, uno dei quotidiani più importanti in lingua inglese. Secondo il giornale le autorità di New Delhi da agosto «stanno ricercando sei pachistani» che vivono in Lombardia.

Fra questi Mohammad Yaqub e Aamer Yaqub, padre e figlio, che erano già stati arrestati a Brescia nel 2009 per aver trasferito soldi ai terroristi dell'attacco di Mumbai nel 2008, l'11 settembre indiano. Allora il tribunale del riesame li ha ben presto scarcerati e «non si sono fatti un giorno di carcere, a parte la detenzione preventiva» spiegano dalla Digos di Brescia. «In pratica sono stati condannati a pene lievi solo per reati bancari e non per favoreggiamento del terrorismo» ricostruiscano dalla Questura bresciana. Padre e figlio sono ancora in circolazione e nel 2010 si sono visti dissequestrare il negozio di money transfer finito nel mirino, che allora si chiamava «Madina trading». Oltre a 300 movimenti sospetti verso il Kashmir, che sono tornati nel mirino degli investigatori indiani dell'intelligence tributaria, avevano inviato un pagamento di 229 dollari servito per l'attacco terroristico di Mumbai, che ha provocato 195 morti. Il denaro era era stato utilizzato per attivare un sistema Voip, di comunicazione via internet permettendo ai terroristi suicidi di comunicare con i loro mandanti dell'estremismo islamico pachistano.

«Non risulta che dopo l'inchiesta del 2009 siano stati effettuati altri trasferimenti di denaro sospetti - spiegano dalla Digos - L'esercizio prima è cambiato in fruttivendolo e adesso è diventato Help services per le pratiche amministrative relative ai permessi di soggiorno». I proprietari sono sempre i due pachistani ricercati dall'India in ferie fino al 30 settembre secondo un cartello appeso sull'esercizio. Il Times of India cita stralci dell'atto di accusa presentato fra il 24 e 30 agosto alla Corte di Srinagar, capitale del Kashmir. Secondo l'intelligence economica (Ed) i trasferimenti sospetti di denaro sono andati avanti dal 2008 fino al 2011, ben dopo la chiusura ufficiale di «Madina trading».

I pachistani che l'India vorrebbe interrogare, oltre al padre e al figlio, sono Javaid Iqbal, Shabina Kanwal, Tanveer Liaqat e Mohamad Zamir. Iqbal potrebbe essere all'oscuro del traffico, ma le sue generalità ed un passaporto pachistano numero KC092481 sono stati utilizzati per i trasferimenti. Mohamad Zamir sarebbe risultato un affiliato di Jemaah Islamiyah, un'organizzazione terroristica pachistana. Tutti, secondo gli indiani, continuano a risiedere in Italia fra Milano e Brescia, a piede libero.

Almeno fino al 2011 sarebbero state finanziate dalla Lombardia attività «antinazionali e sovversive» ma per «scoprire l'intera cospirazione è necessario ottenere maggiori prove dall'Italia».

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