Battisti già rinchiuso in cella: partita la caccia ai complici

La procura ha aperto un fascicolo sui fiancheggiatori: denaro e appoggi logistici da una rete internazionale

Non era un «lupo solitario», Cesare Battisti, uno sbandato costretto ad arrangiarsi in qualche modo per portare avanti la sua latitanza. Nei tre mesi in cui gli hanno dato la caccia culminata nell'arresto la sera di sabato scorso, gli uomini della Digos milanese e gli agenti segreti dell'Aise hanno incrociato ripetutamente le tracce della rete di appoggio che ha permesso al sicario dei «Proletari armati per il comunismo» di sparire per tempo dalla sua residenza brasiliana, di raggiungere la Bolivia e di riparare infine a Santa Cruz de la Sierra. È una rete di amicizie recenti e remote, in cui figurano sia sudamericani sia italiani e francesi. E che adesso è nel mirino della magistratura di Milano.

Il caso Battisti, insomma, non è chiuso. Se la pratica per l'esecuzione della condanna all'ergastolo si è chiusa ieri con la consegna dell'ex latitante al carcere di massima sicurezza di Oristano, in queste ore muove i primi passi il nuovo fascicolo contro i fiancheggiatori. È un accertamento doveroso, sia per i reati che possono essere stati commessi durante la fuga di Battisti sia perché non si può escludere che la stessa rete di supporto abbia dato una mano alla latitanza di altri protagonisti degli anni di piombo.

Ieri mattina il pm Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo della Procura di Milano, ha aperto formalmente un fascicolo su questo versante: per ora senza indagati né reati, ma aperto d'urgenza anche per rimarcare la primogenitura dei pm milanesi a indagare sulle complicità di un uomo che a Milano ha compiuto buona parte dei suoi crimini, che qui è stato processato e condannato. Nel fascicolo di Nobili affluirà quanto prima il rapporto della Digos che racchiude tutti i dettagli sulla rete d'appoggio raccolti sia dalla polizia che dall'Aise. E a quel punto partiranno le incriminazioni per favoreggiamento.

Ma di chi si parla, chi sono gli uomini e le donne che hanno fatto tutto il possibile per salvare Battisti dalla giustizia italiana? Di nomi nelle carte dei segugi italiani ce ne sono fin troppi. Il gruppo più folto è quello di militanti della sinistra brasiliana. Parecchi seguaci di Lula, a quanto pare, non si sono limitati a fornire al pluriomicida appoggio politico e (fin quando hanno potuto) istituzionale, ma hanno anche collaborato fattivamente alla sua latitanza. Si parla di appoggi logistici e di finanziamenti proseguiti per anni. Fino alla fuga in Bolivia, cui alcuni militanti della esquerda brasiliana avrebbero dato in dicembre un contributo decisivo.

Poi ci sono gli italiani: quelli attivi in Sudamerica e quelli che hanno aiutato il fuggiasco da questa parte dell'Oceano. Anche a loro portano le tracce informatiche che gli specialisti dell'Aise hanno incrociato durante la caccia a Battisti. Nel folto numero di suoi connazionali con cui l'uomo è rimasto in contatto in questi mesi ci sarebbero anche alcuni familiari (che non possono essere incriminati per favoreggiamento) ma anche personaggi già noti alle forze di polizia per il loro passato nei gruppi dell'ultrasinistra degli anni Settanta e Ottanta. Non si tratterebbe di figure di primo piano («laterali», li definisce un investigatore) nel panorama di quell'epoca, ma la loro presenza nella rete d'appoggio a Battisti sembra indicare una sorta di continuità tra le organizzazioni più o meno clandestine degli anni di piombo e la fuga del ricercato.

C'è infine, ed è l'aspetto più delicato, l'appoggio venuto dalla Francia. A Parigi il terrorista italiano ha amici e sodali sia dai tempi del suo primo soggiorno Oltralpe, nel 1981, sia soprattutto dai tredici anni in cui visse in riva alla Senna protetto dalla «dottrina Mitterrand». Una lunga serie di intellettuali gauchistes ne ha preso le difese, presentandolo come un rivoluzionario perseguitato: appoggio culturalmente discutibile ma penalmente irrilevante. Il problema che, in Francia come in Brasile, Battisti avrebbe ottenuto anche aiuti concreti a sottrarsi alla cattura. Sono gli aiuti più lontani nel tempo, e probabilmente prescritti per la legge: ma che potrebbero chiamare in causa anche i servizi segreti francesi, del cui contributo alla fuga di Battisti in Sudamerica del 2004 si parla da tempo.