Blitz contro gli abusivi muore un ambulante Immigrati in rivolta

A Roma un senegalese colpito da malore in strada. I centri sociali aizzano lo scontro

Roma Orrore, disperazione e rabbia repressa.

C'era tutto negli occhi di decine di vu cumprà nordafricani, che ieri si sono riuniti nel cuore di Roma, per protestare accanto al corpo di un connazionale morto in via Beatrice Cenci. Un tam tam incessante li ha portati lì, pronti a menare le mani contro le forze dell'ordine, pensando che il fattaccio fosse diretta conseguenza di una retata della municipale. Ma la protesta, montata in pochi minuti, è terminata altrettanto rapidamente, quando hanno percepito che si era trattato di un incidente. A cavalcare l'onda, invece, i soliti agitatori dei centri sociali, che hanno lanciato la battaglia sui social network, invitando l'esercito degli antagonisti a sollevarsi contro la polizia.

Di certo sono state ore di tensione nelle tranquille stradine del centro, alle spalle del «Ghetto». In tarda mattinata tre testimoni hanno visto un uomo di colore, Nian Maguette, ambulante senegalese di 52 anni, camminare eppoi accasciarsi all'angolo tra via Beatrice Cenci e il Lungotevere. «Non era inseguito da nessuno - racconta Stefano Sgarbossa, 40 anni, dipendente del negozio di cucine Arclinea - improvvisamente ha rallentato. Ha perso le forze ed è crollato su una pietra del cantiere stradale aperto qui accanto. Subito dal presidio 118 di piazza del Popolo è giunta un'ambulanza. I sanitari hanno girato l'uomo, che giaceva faccia in giù, tentando inutilmente di rianimarlo. Hanno detto si era trattato di infarto fulminante e il sangue che gli colava dalla bocca era una conseguenza».

Poco prima, però, a Ponte Fabricio i vigili urbani avevano dato vita ad un'ampia operazione contro l'abusivismo commerciale. Non è chiaro se anche Maguette fosse tra gli stranieri che si sono dileguati all'arrivo delle pattuglie. Di fatto, saputa la notizia del decesso, decine di loro si sono riuniti in via Beatrice Cenci. Hanno protestato, gridato e si sono disperati davanti a quel cadavere, pronti a prendersela con i poliziotti, pensando che il «collega» fosse stato investito dalle auto di servizio della municipale, mentre fuggiva inseguito come una preda. Ma la realtà sembra diversa. E loro lo hanno capito. «La relazione fa riferimento a un intervento avvenuto alle 11.50, anche prima, tra piazza Ponte Garibaldi e l'Isola Tiberina - spiega il vice comandante della Municipale Antonio Di Maggio -. Il ritrovamento del giovane è avvenuto in seguito e ne siamo venuti a conoscenza dopo. I colleghi del I gruppo, poi, hanno l'obbligo di non inseguire i venditori ambulanti, ma solo di sequestrare la merce e portarli in ufficio per l'identificazione allorquando devono essere identificati».

Anche le testimonianze raccolte dalla squadra mobile concordano sul fatto che il senegalese sia stato visto accasciarsi al suolo mentre era da solo. La salma, comunque, è stata posta a disposizione dell'autorità giudiziaria per l'esame autoptico e la Procura ha aperto un'inchiesta, senza ipotesi di reato e indagati.

Il Tribunale dei antagonisti, al contrario, aveva già giudicato e condannato le forze dell'ordine. E a pochi minuti dalla notizia su twitter l'esercito dei centri sociali invitava alla battaglia. «Magat lavoratore senegalese è stato ucciso in una retata a Trastevere - scrive uno -. Proteste e blocchi in corso. Raggiungere via Arenula. Ora la solidarietà va portata in strada. Bisogna combattere».

«Pulizia etnica - chiede un altro - La #Polizia rastrella e uccide persone selezionate per provenienza e ceto sociale, su ordine del Governo. È morto #Magat».