Blitz della Finanza in Autostrade: 10 gli indagati, 5 i ponti a rischio

Perizie ammorbidite per evitare la manutenzione dei viadotti. La nota della società: «Tutto in ordine»

Stefano Vladovich

Dieci nuovi indagati, cinque ponti a rischio crollo. Come il Morandi altri viadotti potrebbero sbriciolarsi. Peggio. Potrebbero collassare perché qualcuno, questa l'accusa, avrebbe «ammorbidito» le perizie per ritardare gli interventi di manutenzione. E risparmiato denaro. In pericolo il ponte Pecetti a Mele sull'A26 e il Sei Luci a Genova (sulla bretella fra la A7 e lo svincolo Sanpierdarena), il viadotto Gargassa sull'A26 a Rossiglione, il Paolillo sulla Napoli-Canosa e il Moro sull'A14 a Ortona, Chieti. Perquisite dalla Guardia di finanza ligure le sedi di Milano, Genova, Bologna, Firenze, Pescara della Spea Engineering, gruppo Atlantia, che si occupa di monitoraggio e manutenzione e gli uffici della Utsa, ufficio tecnico sicurezza Autostrade, direzione di tronco di Bari. Le Fiamme gialle hanno raccolto documenti che proverebbero falsi verbali e ispezioni. Gravi le accuse per dirigenti e tecnici di Aspi e Spea: falso ideologico nelle certificazioni dei procedimenti di verifica e controllo dei viadotti di loro competenza.

Un blitz nemmeno tanto inaspettato quello dei finanzieri del primo gruppo. Dalle scorse settimane il ponte Pecetti è sulla lista delle tratte a rischio. Già da dicembre i monitoraggi di Spea proprio sul Pecetti hanno messo in allerta la Procura che indaga sul crollo del viadotto Polcevera. Il Pecetti, per le perizie, avrebbe una pagella di «buona salute» pari a 60 punti: per Autostrade a 70 scatta la chiusura totale al traffico mentre a 60 c'è la limitazione. Tanto che i mezzi pesanti, superiori alle 75 tonnellate, da Natale non transitano più sulla tratta fra la diramazione dell'A10-A26 e lo svincolo di Masone, Genova. A preoccupare, in particolare, una trave dell'impalcato anche se Autostrade per l'Italia avrebbe escluso problemi strutturali. Insomma, il ponte sarebbe sicuro. Sarebbe. Rassicurazione che non ha convinto i magistrati che seguono l'indagine e che avrebbero segnalato la questione agli ispettori del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che si sono precipitati a Genova. Nessuna criticità, sempre secondo l'Aspi, per il viadotto Leira a Voltri, nonostante il distacco di un frammento d'intonaco finito su via Ovada, proprio sotto l'autostrada.

Che le certificazioni sulla salute dei ponti di Spea e Utsa non corrispondano alle effettive condizioni è un'ipotesi, ora trasformata in accusa, emersa durante gli interrogatori per l'inchiesta del Morandi. I dieci responsabili da ieri sarebbero iscritti sul registro degli indagati ma in un altro filone d'indagine. Lista destinata ad aumentare, chiosano gli inquirenti, nei prossimi giorni. Sono dei testimoni e alcuni dei 21 indagati, il 14 agosto, a parlare di false relazioni. Accuse subito raccolte dai pm titolari dell'indagine, Massimo Terrile e Walter Cotugno. Anche se Autostrade per l'Italia smentisce i rischi: «In merito ai 5 viadotti, su un totale di 1943, gestiti da noi, che sarebbero considerati a rischio, le competenti Direzioni di Tronco ribadiscono che non esiste alcun rischio per la sicurezza». Fissata all'8 febbraio, intanto, la demolizione del moncone est del Morandi, il tratto rimasto in piedi e che grava sulle abitazioni di via Porro.