Il boia di Orlando frequentava locali omosex

Spunta l'ipotesi della vendetta personale. Indagata anche la moglie: forse conosceva il piano

Valeria Robecco

New York Omar Mateen era iscritto a un'app per incontri gay, frequentava spesso il Pulse, e forse era omosessuale ma non osava ammetterlo: con il passare delle ore emerge la doppia vita del killer che nella notte tra sabato e domenica ha ucciso 49 persone e ne ha ferite altre 53 nel club di Orlando, in Florida. Mateen, l'estremista nato e cresciuto in America che prima di morire ha giurato fedeltà all'Isis e al suo leader, forse non era solo un lupo solitario che odiava i gay.

Ora gli inquirenti valutano anche la pista della possibile omosessualità mai accettata e spesso repressa con massicce dosi di alcol. «A volte restava seduto in un angolo, e beveva da solo - spiega Ty Smith all'Orlando Sentinel - Altre volte era così ubriaco che diventava aggressivo». Il ragazzo assicura di aver visto Omar decine di volte nel locale. «Veniva qui da anni», conferma un altro cliente, di nome Chris Allen. Mentre Kevin West racconta al Los Angeles Times di essere stato in contatto per oltre un anno con il 29enne attraverso «Jack'd», un'app di appuntamenti per omosessuali. E un ex compagno di classe del killer è convinto che fosse gay ma non osasse ammetterlo. E sulla faccenda ha parlato anche l'ex moglie di Mateen: «Non mi ha mai detto nulla, ma aveva sentimenti forti verso l'omosessualità», spiega alla Cnn Sitora Yusufiy, sottolineando che forse nascondeva il fatto di essere gay. Intanto emerge che ad aprile il killer era stato al Walt Disney World e l'Fbi sta cercando di verificare se abbia considerato come possibile obiettivo il parco divertimento di Orlando.

Le autorità hanno indagato anche l'attuale moglie di Omar, Noor Mateen: secondo la Abc, la donna forse sapeva qualcosa del suo piano, e avrebbe sostenuto di aver cercato di parlare al marito per convincerlo a desistere dall'attacco al club gay. Insomma sono molti gli elementi da chiarire per capire quale sia stata la motivazione che ha scatenato la follia del giovane. Certamente, il facile accesso a pistole e fucili, consentito anche a menti malate, è un cocktail micidiale, come ha ribadito a chiare lettere il presidente americano Barack Obama. Il Commander in Chief, che domani si recherà a Orlando per portare personalmente la sua solidarietà, è tornato a parlare alla Nazione per assicurare alla comunità Lgbt «non siete soli», e per invocare regole che rendano «più difficile l'accesso alle armi». «Non possiamo prevenire ogni tragedia, ma ci sono regole di senso comune compatibili con il secondo emendamento», ha detto, ribadendo che «se non si può salire su un aereo non si può acquistare un'arma». Poi ha lanciato un nuovo duro attacco a chi, come Donald Trump, lo critica per non voler utilizzare il termine «Islam radicale»: «Non c'è nessuna confusione su chi siano i nostri nemici, e l'utilizzo dell'espressione Islam radicale non costituisce una strategia», ha tuonato.

E mentre il mondo ricorda le vittime del Pulse con cerimonie di veglia e preghiere, i sopravvissuti raccontano nuovi agghiaccianti dettagli sulla strage. Il killer si aggirava tra i corpi lasciati a terra senza vita continuando a sparare, per assicurarsi che fossero morti. E rideva mentre gli ostaggi lo imploravano di non ucciderli. «Quella risata - dice Norman Casiano, 25 anni - rimarrà nella mia testa per sempre».