Brasiliani i più depressi del Sudamerica

Altro che Paese dell'allegria e del sesso libero, la tristezza è un'epidemia

San Paolo «Se il Brasile non avesse il sole sarebbe il Paese al mondo con il più alto tasso di suicidi». Una dichiarazione che sembra folle trattandosi di una nazione famosa in tutto il mondo per le sue bellissime muse del Carnevale, l'allegria e le spiagge di Rio piene di bellezze al vento. Ma se a pronunciarla è uno dei più famosi strizzacervelli brasiliani - Alexandre Esclapes, fondatore della Scuola paulista di psicoanalisi allora c'è davvero da preoccuparsi. Anche perché a confermarla arriva adesso anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) con una ricerca da brivido. Il 5,8% dei brasiliani, ovvero 11,5 milioni di persone, soffrono infatti di depressione - il dato peggiore dell'intera America Latina - mentre il 9,3% dei conterranei di Pelè soffre di attacchi d'ansia, il triplo rispetto alla media planetaria.

Come sia possibile che il Brasile sia in testa ad una classifica così drammatica è adesso il nuovo rompicapo per tutti quegli stranieri che da sempre proiettano sul Paese del samba il sogno stereotipato della mitologia gringa: allegria sfrenata, belle donne e sesso libero, caipirinha e feste a go-go. Il sogno ora, grazie anche alla ricerca dell'Oms, deve però fare i conti con la realtà. Già perché, dati alla mano, non solo non è vero che i brasiliani sono felici, ma anzi soffrono molto. Certo, il momento storico non li aiuta. La crisi politica prima, con l'enorme scandalo di corruzione scoperchiato da Lava Jato, la Mani pulite verde-oro, e la crisi economica poi, con una disoccupazione arrivata al 13% e un Pil in caduta libera (-10% dal 2014), sono fattori che hanno accentuato il problema.

«Ma il problema c'era anche prima - spiega Esclapes - la nostra è una società relativamente giovane rispetto al Vecchio Continente, siamo un popolo bambino e facciamo molta fatica a dire no nella vita quotidiana». Il che crea molti problemi nelle relazioni sociali e, di riflesso, nello stato emozionale delle persone. Nel lavoro non si mantengono gli impegni e nei rapporti sentimentali si fugge per paura di affrontare l'altro e ferirlo. Ma il problema vero rimane per gli stranieri tanto che molte associazioni di expatriates offrono corsi di mediazione culturale ai nuovi arrivati dove s'insegna tra le prime cose che «i brasiliani non sanno dire no» e sovente fuggono.

Quanto poi al mito del sesso facile, gli esperti invitano alla cautela. Non è tutto oro quel che luccica. Secondo la psicologa Celia Resende «il Brasile è estremamente erotizzato ma è un'erotizzazione ormai fine a se stessa». In cui una bassa emancipazione della donna - nel Paese non esiste ancora una legge sull'aborto e gran parte delle donne esce dalla casa del padre per finire subito in quella del marito - fa sì che il sesso facile non sia collegato a una vera libertà individuale. Il che alla lunga crea frustrazione e sofferenza psicologica. La soluzione per i brasiliani tristi? Imitare i guatemaltechi che, a detta dell'Oms, sono invece i meno depressi delle Americhe.