Brennero, battaglia sui profughi Centri sociali contro la polizia

In 700 marciano per dire «no» ai respingimenti. Poi il tentativo di occupare i binari e l'intervento delle forze dell'ordine austriache

Brennero (Bolzano) L'Italia da un lato, l'Austria da un altro e in mezzo il Brennero. Una storia d'antan che sembra lontana di anni, quella che riguarda la frontiera tra i due Paesi. Nelle ultime ore, invece, sta riemergendo con forza, facendo riaffiorare questioni e problematiche che si pensavano consegnate ai manuali di storia. Tanto che ieri il valico è stato il proscenio di una protesta che ha visto fronteggiarsi un gruppo di 700 antagonisti con la polizia austriaca.L'emergenza profughi ha riportato alla ribalta delle cronache le parole «confine», «barriere» e «Brennero», dal momento che Vienna ha annunciato la decisione di introdurre, a partire da maggio, un corridoio sul valico del Tirolo per controllare e respingere i migranti. Vienna ha paura che il blocco della rotta balcanica possa riaprire la via italiana, provocando un arrivo massiccio di profughi proprio al confine del Brennero. Nel 2015 l'Austria aveva accolto 90mila rifugiati, per il 2016 ha fissato il limite a meno della metà e sabato il ministro della Difesa austriaco, Peter Dosozil, ha affermato: «A breve ripristineremo i controlli sul Brennero, anche con i soldati».Una decisione che non è stata scevra di reazioni sul versante italiano. Nel piccolo paesino frontaliero, che oggi vive assopito nella malinconia dei tempi della villeggiatura, i negozianti sono preoccupati per le conseguenze della chiusura del valico. «L'Austria fa bene a difendere i propri confini ma una scelta di questo tipo ci danneggerà». A parlare è Silvia, titolare di un piccolo negozio, che poi aggiunge: «Le code faranno desistere molti vacanzieri a trascorrere le proprie ferie in Italia e ciò colpirà la nostra economia. E poi i profughi dove andranno? Questo comune non ha le capacità per supportare l'arrivo di centinaia di migranti». Un pensiero condiviso dagli altri cittadini e anche dal segretario regionale della Lega Nord, Maurizio Fugatti: «L'Austria - ha detto - fa il suo interesse e difende i suoi territori. Il problema è l'incapacità dell'Italia. Il Trentino Alto Adige diverrà la Lampedusa del Nord».Ma questa non è l'opinione degli antagonisti e dei centri sociali che ieri si sono dati appuntamento al Brennero per protestare contro le scelte di Vienna. Circa 700 persone provenienti da tutta Italia, oltre che da Germania e Austria, hanno marciato fin oltre il confine per gridare la propria contrarietà ai muri. E non solo. Ci sono state anche minacce a Matteo Salvini, che gli antagonisti considerano il simbolo dell'Europa che vuole ricostruire le frontiere. «Salvini muori affogato», era scritto su diversi cartelli che accompagnavano il corteo. Per il resto, il serpentone composto da attivisti dei centri sociali, ma pure da ragazzi delle scuole superiori e da famiglie ha urlato i suoi slogan: «Siamo tutti clandestini!» e «No Borders». Una manifestazione pacifica ed eterogenea almeno fino all'ingresso in Austria, quando la tensione ha iniziato a montare poco a poco. Dapprima con una bomboletta spray un manifestante ha imbrattato la targa che segna l'ingresso nel territorio austriaco, poi alcuni dimostranti hanno tentato di occupare i binari della ferrovia. Ma l'apice è arrivato quando uno spezzone del corteo ha fronteggiato la polizia. Spintoni e lancio di bottiglie da un lato, mentre dall'altro gli agenti hanno risposto con manganelli e spray al peperoncino. Otto feriti fra i manifestanti e due fra gli agenti. Pochi minuti di tensione, poi è tornata la calma. Ma prima che la manifestazione terminasse un dimostrante ha gridato uno slogan che suona come promessa e come monito: «Torneremo quando costruirete la barriera, ci saremo sempre contro questa Europa!»

Commenti

Maver

Lun, 04/04/2016 - 15:54

Non è nemmeno il caso di credere al loro buonismo peloso nei confronti dei clandestini. Costoro spendono il loro illimitato tempo libero (quello dei mantenuti fancazzisti) per cercare di convincersi e convincere che l'Europa è cosa loro (in quanto minoranza chiassosa). Vero è che opposte ed inconciliabili visioni dell'Europa e della società europea si fronteggiano fra loro per cui chi ancora avesse il coraggio di affermare (anche a fronte di tutto ciò, ma non solo...) che non siamo in guerra (lo dico senza alcun compiacimento), o è cieco o è in mala fede.