Bruxelles stoppa la Bce sulle sofferenze bancarie: "Facciamo noi le regole"

A inizio anno nuovi parametri con minori coperture per prevenire i crediti incagliati

Unione bancaria realizzata entro il 2018 e nuove regole sulle sofferenze varate dalla Commissione europea, con l'intento, nemmeno troppo nascosto, di frenare le linee guida della Bce sui non performing loans, che rischiano di strozzare l'economia. Dopo la lettera di Antonio Tajani a Mario Draghi, con l'appello a non invadere il campo dei parlamenti, ieri è stato l'esecutivo Ue a mettere un paletto per fermare l'iniziativa di Francoforte, mentre il tema delle sofferenze bancarie teneva ancora banco a livello mondiale. Sempre ieri, infatti, il Fondo monetario nazionale è tornato a parlarne, tirando in ballo anche l'Italia (ha calcolato che le banche italiane ridurranno gli Npl di 65 miliardi nel 2017 e ha incluso Unicredit in una lista di nove istituti che avranno una redditività bassa).

L'esecutivo europeo ha chiesto agli Stati membri di accelerare sull'Unione completandola entro la fine del 2018 per rendere «più stabile e resistente agli choc». Poi ha confermato che all'inizio dell'anno varerà delle nuove norme sulle sofferenze bancarie che «limitano il credito all'economia reale e la crescita economica», ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis. Secondo il vicepresidente della Commissione, è necessario «accelerare il trend» di riduzione dei Npl e «prevenire che lo stock si accumuli di nuovo». È lo stesso obiettivo delle linee guida della Bce, ma le ricette sono diverse. La Commissione punta a realizzarli attraverso livelli minimi di accantonamento. Ma, al di là del merito, conta il fatto che la Commissione abbia preso un'iniziativa che potrebbe frenare le linee guida della Bce.

La Commissione, così come aveva già fatto il presidente del Parlamento europeo Tajani, ha di fatto chiesto alla Bce di non andare oltre i suoi compiti. Lo stesso Dombrovskis ieri si è detto fiducioso del fatto che qualsiasi azione della vigilanza bancaria affidata dall'istituto centrale guidato da Draghi, «sarà inquadrata comunque all'interno delle competenze giuridiche che spettano». Poi ha sottolineato come restino ancora dei passaggi prima dell'adozione, ad esempio la consultazione con le banche. «Siamo anche fiduciosi del fatto che qualsiasi azione» della Vigilanza «sarà tenuta in considerazione e terrà conto a sua volta dei risultati emersi», ha auspicato.

Le banche chiederanno una profonda revisione dei requisiti molto stringenti allo studio della Bce. Ieri il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, durante una conferenza stampa a Bruxelles, ha criticato duramente le regole Bce. «Se si vuole bloccare la ripresa quella è la strada più efficace». Se la Bce ritiene che i principi contabili in vigore non vadano bene «si batta per modificarli, non crei confusioni sui mercati europei».

Ieri anche l'Fmi è tornato a dire la sua sugli Npl. Il Fondo monetario internazionale stima che «l'Italia sia capace quest'anno di vendere 65 miliardi di euro di non performing loan», ha precisato Peter Dattels, vicedirettore del dipartimento Monetario, grazie alle vendite da parte di Unicredit (18 miliardi), Mps (26 miliardi). Un terzo delle banche rilevanti nel mondo «potrebbero continuare a generare rendimenti non sostenibili, anche nel 2019». Da una sua analisi di 30 istituti di credito che hanno oltre 47.000 miliardi di dollari di asset e oltre un terzo degli asset e dei prestiti globali, l'istituto di Washington individua per quell'anno nove banche che rischiano di registrare profitti non soddisfacenti. Da una tabella del Global Financial Stability Report (Gfsr) si vede che si tratta dell'americana Citigroup, dell'italiana Unicredit, della francese Societè Generale, della tedesca Deutsche Bank, delle britanniche Barclays e Standard Chartered e delle giapponesi Mitsubishi UFJ Financial Group, Mizuho Financial Group e Sumitomo Mitsui Financial Group.

Il Fondo cita stime secondo cui il ritorno sul capitale (Roe) sarà inferiore all'8% per ognuno di questi istituti nel 2019. L'importo globale dei crediti deteriorati, entro l'anno scenderà da 988 a 900 miliardi.