Bufera sulla polizia municipale: a Ercolano tutti i vigili a processo

Timbravano e uscivano: gli agenti accusati di falso e truffa In 34 rinviati a giudizio. E il Comune pagava gli straordinari

Simone Di Meo

Napoli Un intero comando della polizia municipale sotto processo per falso e truffa ai danni dello Stato. Furbetti del cartellino in divisa a Ercolano, nella provincia Sud di Napoli: 34 caschi bianchi sono stati rinviati a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare Montefusco a conclusione di una lunghissima indagine partita, addirittura, nel 2011. Quando gli stessi colleghi quei pochi che non facevano e non fanno parte della «cricca» decisero di segnalare le anomalie alla Procura della Repubblica e di verificare la fondatezza delle «voci» che correvano in città.

Ne è nato un filone d'inchiesta a tratti surreale, a leggere le carte. Gli agenti tra cui il padre di un consigliere comunale hanno sistematicamente truffato l'amministrazione comunale fingendo di essere al lavoro. I carabinieri della vicina compagnia di Torre del Greco li hanno fotografati, pedinati per mesi. Scoprendo che i «pizzardoni» strisciavano sì puntuali il badge ma subito dopo si dedicavano ad attività meno stressanti. C'era chi tornava a casa a riposare o a dare una mano nelle faccende domestiche. Chi, invece, si allungava al bar più vicino per sorbire una «tazzulella» e intrattenere i clienti. E c'era pure chi, preso da una irrefrenabile voglia di cultura, s'infilava nella Circumvesuviana e si allungava a Pompei per visitare gli scavi e mirare i resti della furia del Vesuvio. In alcuni casi, gli inquirenti hanno accertato che gli imputati utilizzavano l'auto di servizio falsificando i fogli di servizio e firmando al posto del comandante le autorizzazioni.

Il processo inizierà il 29 marzo prossimo davanti al giudice Bove del Tribunale di Napoli, pm Sergio Ferrigno, ma sarà una disperata corsa contro il tempo per non vedere vanificato tutto. Il rischio che la prescrizione (i reati contestati risalgono al 2013) faccia strame del fascicolo è concreto, concretissimo. Pure la parallela azione disciplinare, attivata dalla competente commissione comunale, non è che abbia sortito chissà quali effetti. Nonostante i roboanti annunci del sindaco Pd Ciro Buonajuto, renzianissimo della prima ora e molto vicino al sottosegretario Maria Elena Boschi, le procedure per accertare le responsabilità dal punto di vista amministrativo sono state complesse e farraginose, e comunque non hanno dato seguito alle aspettative.

Cinque vigili sono stati licenziati ma tutti, ovviamente, hanno impugnato il provvedimento. Altri 26 sono stati destinatari di provvedimenti di «punizione» con sospensioni da 15 giorni a sei mesi per un totale di quasi 6 anni di «inattività» forzata. Anche in questo caso, sono stati presentati i ricorsi peraltro previsti dalla legge che hanno bloccato quasi del tutto il lavoro dell'ufficio di via Posta. Ancor più curiosa è stata poi la scelta dell'amministrazione municipale di premiare, con un bonus di 21mila euro, i vigili finiti sott'inchiesta in occasione delle festività cittadine riconoscendo loro, come ai colleghi onesti, robusti «premi» in busta paga per straordinari domenicali, turnazione e reperibilità. Furbetti&premiati, come nella peggiore delle tradizioni.

Commenti

ohibò44

Ven, 16/12/2016 - 18:28

Un italiano dovrebbe vergognarsi. Attenti, non vergognarsi per l’alta percentuale di criminali ma perché questi criminali non verranno licenziati senza preavviso e senza liquidazione, né perseguiti per truffa e associazione a delinquere né verrà loro richiesto di restituire il maltolto: gli stipendi percepiti. In pratica vergognarsi di vivere in un Paese dove la delinquenza viene accettata con noncuranza.

ohibò44

Ven, 16/12/2016 - 19:56

Noi italiani dovremmo vergognarci. Attenti, non vergognarci per l’alta percentuale di criminali ma perché questi criminali non verranno licenziati senza preavviso e senza liquidazione, né perseguiti per truffa e associazione a delinquere né verrà loro richiesto di restituire il maltolto: gli stipendi percepiti. In pratica vergognarci di vivere in un Paese dove la delinquenza viene accettata con noncuranza.