Al Cairo i nostri investigatori «Aiuto egiziano non scontato»

Sono in 7 a partecipare alle indagini. L'ambasciatore italiano Massari: «Ma all'Egitto conviene collaborare»

Fausto BiloslavoL'aguzzino gli ha spezzato il collo piazzandosi di fronte e torcendo con forza la testa del povero Giulio Regeni. Una vertebra cervicale ed il midollo si sono spezzati portando ad una crisi respiratoria, che ha ucciso il giovane italiano. L'autopsia eseguito sul cadavere a Roma ha evidenziato anche altre fratture in diverse parti del corpo, ma ci vorrà qualche giorno di esami per stabilire la data della morte, fondamentale per le indagini. Sul luogo del ritrovamento lungo l'autostrada dal Cairo ad Alessandria non c'è alcun segno di frenata o incidente, la prima ipotesi formulata dalla polizia di Giza.Ieri i sette investigatori italiani inviati dal governo per partecipare alle indagini hanno incontrato la controparte egiziana. L'ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari, ha spiegato su Rai3 che «nel giro di qualche settimana capiremo come si sta sviluppando la collaborazione nell'inchiesta». E messo le mani avanti sulla disponibilità delle autorità locali: «Non è da dare per scontata. Ma conviene allo stesso Egitto anche per la sua credibilità sul piano internazionale».Nel frattempo la magistratura di Giza, competente per il luogo dove è stato trovato il corpo, continua le indagini e non collabora con gli italiani, che dovrebbero avere rapporti solo con la procura generale. Gli egiziani hanno identificato, attraverso i tabulati telefonici, le ultime chiamate ed sms di Regeni con i suoi contatti ed amici interrogandoli uno ad uno. E l'appartamento del giovane è stato perquisito assieme ad altre abitazioni. Secondo il giornale filo governativo Al Ahram il ventottenne friulano avrebbe partecipato ad una festa prima di sparire. In realtà si sapeva che doveva raggiungere un amico per il suo compleanno, ma non è mai arrivato. Il generale Garir Mostafa, capo del Dipartimento di Sicurezza generale continua a sostenere che «si tratta di un atto criminale e non terroristico». Nonostante le indiscrezioni, poi smentite, su due arresti per il caso Regeni, l'alto ufficiale ha riconfermato che un paio di persone «sono state fermate. Si trovano al commissariato di polizia trattenute per le indagini, ma senza alcuna accusa».Ieri a Fiumicello, in provincia di Udine, dove Regeni è nato, sono sfilate duemila persone per una fiaccolata di ricordo. Il parroco, don Luigi Fontanot, ha dichiarato: «Devo dire grazie a Dio, Jahvè Padre, Allah o come vogliamo chiamarlo per averci dato Giulio». E poi ha ricordato le figure di Jan Palach e di Papa Paolo VI sottolineando «il martirio di Giulio». Nel piccolo centro friulano si nota un tricolore listato a lutto e sulle vetrine dei negozi le foto del ragazzo o semplici scritte «Ciao Giulio». I genitori sono rientrati in serata in volo a Trieste.A Milano un gruppo di «giovani egiziani», oppositori del governo egiziano, organizzano oggi in piazza San Babila un presidio di protesta «per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni e per tutte le vittime del regime di Al Sisi». L'esponente del Pd Alessandra Moretti ha condiviso la foto in bianco e nero di Enrico Berlinguer, storico leader del Pci, scelto come copertina della pagina Facebook di Regeni. I contenuti, però, sono ancora stranamente cancellati dai giorni della scomparsa. Il funerale del ricercatore vicino all'opposizione egiziana si terranno probabilmente nel fine settimana a Fiumicello per permettere agli amici in giro per il mondo di partecipare. Nel contesto della troppo celere beatificazione del «martire» il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha caldeggiato i funerali di Stato.

Commenti

ESILIATO

Lun, 08/02/2016 - 19:14

Se si fosse fatto i fatti propri sarebbe ancora qui