Se il governo divorzia in camera da letto

L'Europa ci ordina: subito quelli gay. Chi rischia il divorzio è il governo Il Papa, dopo tre secoli di rigore, vara gli annullamenti veloci e gratis

Il caos è grande sotto il cielo, ma sotto il soffitto delle stanze da letto si stanno battendo dei record. Ci sono giorni, e ieri è stato uno di questi, in cui sembra essersi spostato l'asse su cui fino a un attimo prima il mondo ruotava tranquillo. Con le sue certezze consolidate se non di morale praticata, almeno di comune sentire.

Ha cominciato il Papa di prima mattina. Dopo il divorzio breve, ecco la nullità matrimoniale lampo. La riforma della Sacra Rota voluta da Francesco comporta che tutto sia molto rapido: se sposi un miscredente, il matrimonio non c'è mai stato. Decide il vescovo in un amen, e gratis. Le precisazioni sono ovvie: le regole sono quelle di sempre. La dottrina non cambia. Se il matrimonio è nullo è nullo, non muta la sostanza se il tempo per stabilirlo sia un mese invece di tre anni. Ma la temperatura percepita nel popolo è altissima e scioglie nella gente semplice alcune pietre angolari della vita, e si fa largo l'idea che persino il legame sacramentale sia un laccetto che si sbroglia come una stringa delle scarpe.

Passano poche ore e dal Parlamento europeo è partito un fulmine contro quello italiano. Traduzione in lingua corrente: «L'Italia dica sì ai matrimoni gay». Così, mentre la Chiesa - almeno questo appare a noi popolo bue - allenta i vincoli del matrimonio in voga da sempre, sanciti inutilmente dal Vangelo di Matteo con l'anatema: «E l'uomo non osi separare quello che Dio ha unito», ecco che l'Europa impone all'Italia il suo vangelo, obbligandola a contrarre senza tergiversare il matrimonio omosessuale.

Come non bastasse, si apprende che a Roma, al Senato, si sta votando senza tregua una legge sulle unioni civili che le tratta come nozze omosessuali di fatto, anche se non ne hanno il nome. Infatti, permette l'adozione di bambini e assegna la reversibilità della pensione, oltre ai medesimi privilegi fiscali riservati alle famiglie. Questo almeno è il giudizio di buona parte dei parlamentari di centrodestra, ma soprattutto di una componente della maggioranza: Area Popolare. A questo punto il cielo sopra il talamo oltre a generare confusione, promette una forse salutare tempesta politica. Infatti «la Cirinnà», dal nome della senatrice del Partito democratico prima firmataria, sta passando a vele spiegate in Commissione Giustizia travolgendo come fuscelli gli emendamenti degli alfaniani. I quali minacciano di negare perciò la fiducia a Renzi. Così il governo rischia di cadere sul letto. Anzi dal letto.