Cari partiti, pensate ai diritti ma ricordatevi anche dei doveri

Ho una proposta totalmente perdente da fare ai partiti. Qualcosa di inattuale e molto trasgressivo. Al punto che potrebbe però costituire uno choc salutare, inedito, così antimoderno da essere post-moderno. Abolire i dipartimenti, le commissioni, i comitati che si occupano di diritti umani, civili, eccetera, e sostituirli con il foro, la diaconia, il club dei doveri personali, civili, umani. Nessuno si prenderà la briga di ascoltarmi. La gente - questa è l'obiezione - si raduna e ascolta quando si ha da guadagnarci. I doveri hanno la stessa radice della parola debiti. Spaventano. Danno un compito, esigono un sacrificio. Invece i diritti equivalgono a riscuotere, esigere, esercitare una prelazione, mettere in tasca qualcosa.

La questione è riapparsa chiara dopo il referendum irlandese che modifica la Costituzione e include il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E la cosa è stata (...)

(...) rubricata nei giornali sotto il titolo «diritti». Ho pensato. Ci sono i diritti umani. Giusto. Essi sono quanto di più vasto ci sia. E allora possono essere trasformati in diritti universali delle preferenze private, le quali come tali sono legittime, una persona usa le sue facoltà come vuole, ma come può essere definito diritto l'abuso della parola matrimonio che ha dentro di sé la radice «madre»? Mi sento abbastanza solo nel reclamare il primato dei doveri. Il dovere non da intendersi, sia chiaro, come una cieca e meccanica obbedienza a regole esterne, ma come adesione a un dato originario: noi non ci siamo fatti da noi, siamo stati messi al mondo, e siamo fatti galleggiare nel mare dell'essere da qualcun altro. Il dovere viene dalla gratitudine.

In un bel libro, Diritti umani e cristianesimo (Editore Marsilio), Marcello Pera sostiene che ormai il poppante la prima parola che dirà sarà «diritti» e non «mamma». Dire mamma vuol dire riconoscere qualcosa cui si deve la vita, un amore che viene prima di noi. Invece no. Oggi si dice diritti. Non è qualcosa nato dal cristianesimo. Pera elenca: «Platone, Aristotele, Cicerone, Agostino, Tommaso, Grozio, Leibniz, Kant - insomma tutti i grandi padri che hanno tenuto a battesimo e poi educato l'Occidente - discutevano dei doveri degli uomini verso se stessi, verso gli altri uomini, e verso Dio». Più di tutti, la Chiesa... E ora? Su quale fondamento si basano i diritti umani se non si crede più in nulla, salvo la forza dell'opinione dominante? Anche godere i giochi gladiatori e tenere uno schiavo, un tempo erano ritenuti diritti. Ora su che cosa poggiano i diritti umani? Oggi anche la Chiesa sembra vergognarsi di Gesù Cristo.

Aleksandr Solzenicyn comprese che stavamo per naufragare nel mare dei diritti. Nel 1993 a Vaduz propose contro la «solitudine schiacciante» il criterio dell'«autolimitazione» dei diritti. Difficilissimo, poiché «da troppo tempo abbiamo buttato nell'oceano la chiave d'oro dell'automoderazione», nessuno è abituato a imporsi limiti nelle varie sfere di attività pubblica e privata, e, profetizzò, «se non riusciremo a frenare i nostri desideri, a subordinare gli interessi materiali ai criteri morali, il genere umano si dilanierà».

Io propongo perciò di fondare delle grandi associazioni che si radunino sulla base dei doveri. Non quelli degli altri, ma i propri. I comandamenti, la legge scritta sulle tavole, sono la più bella carta per una civiltà pacifica che sia mai stata scritta, ed è un magnifico elenco di doveri. È dai doveri che nascono i diritti. C'è un articolo della Costituzione che sospetto sia un segreto di Stato, perché non lo cita nessuno di quelli che da anni vanno in giro sventolandola come se fosse l'apriti-sesamo per entrare nel regno incantato dei diritti infiniti, sparati a palla come l'aria condizionata delle macchine americane. Eccolo, è il 52: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Ci sono dentro alcune parole-bomba. Innanzitutto «Patria» scritta con la maiuscola, incredibile ma è così. E poi «sacro dovere». Bisognerebbe ripartite da qui. Non doveri a caso, ma quelli sacri. Quei doveri senza cui la vita perde senso, diventa una giostra vuota. A me viene in mente ad esempio il quarto comandamento: onora il padre e la madre. Ed è un dovere che viene dalla gratitudine.