La casbah alle porte di Milano: "Qui Amri ha cercato aiuto"

L'enclave tra Sesto e Cinisello dove il 60% è straniero: in zona vivono sospettati e imam radicalizzati

Anis Amri nel 2011 a Lampedusa in una foto pubblicata dal "Corriere della Sera"

Nel raggio di 3 chilometri da dove è stato ucciso Anis Amri, il «macellaio» del mercatino di Natale a Berlino c'è un rione a rischio e circolano personaggi islamici oltranzisti. Amri è morto in un conflitto a fuoco con la polizia in piazza Primo maggio a Sesto San Giovanni. «Ci è arrivato per cercare qualcuno che lo aiutasse nella fuga tenendo conto del particolare contesto islamico della zona fra Sesto e Cinisello Balsamo, dove sono spesso transitati islamisti radicali» spiega al Giornale, Giovanni Giacalone del centro studi sul terrorismo Itstime di Milano.

La Crocetta è un rione di Cinisello Balsamo a poco più di un chilometro da piazza Primo maggio, oltre viale Fulvio Testi, diventato una specie di enclave ad alta concentrazione di stranieri, soprattutto musulmani. Quartiere previsto per 6mila persone ne ospita il doppio. Un rione isolato, con ingressi obbligati e grandi palazzoni di 15 piani. «Spaccio e degrado sono all'ordine del giorno. Gli stranieri sfiorano il 55%-60% con punte dell'80% in via Romagna. Qui potrebbe nascondersi chiunque, non escludo elementi jihadisti», dichiara al Giornale, Giacomo Ghilardi, leghista eletto al consiglio comunale di Cinisello.

Riccardo Visentin capogruppo del centrodestra di Lombardia popolare conferma che nel rione «Crocetta molti fra i musulmani non si stanno affatto integrando. È un contesto a rischio dove devianze jihadiste potrebbero trovare terreno fertile».

Il primo centro islamico di Cinisello nasce nel 2012 e una delle figure di riferimento è Usama Al Santawi. Due anni dopo in un'intervista al Fatto quotidiano si scaglia contro la democrazia e aggiunge: «I musulmani vengono umiliati, quindi non ci si deve stupire se 50 italiani (oggi sono circa 100, nda) vanno a combattere nelle file dell'Isis». La moschea abusiva viene ben presto chiusa su richiesta del Comune, ma a Cinisello scoppia una guerra intestina alla comunità islamica. Santawi va a predicare a Lecco, ma si fa ancora vedere a Cinisello. La fazione più oltranzista composta da marocchini e balcanici sembra perdente. In realtà potrebbe essere ancora annidata nel sobborgo di Milano dove vivono 74mila persone. Non a caso i servizi segreti segnalano a Cinisello, nel 2014, il predicatore kosovaro Idriz Idrizovic. Poi ripara, guarda caso, in Germania. L'antiterrorismo di Pristina lo considera uno «degli imam che propugnano un Islam radicale e fanno il lavaggio del cervello ai giovani».

Il nuovo centro islamico di Cinisello apre in via Frisia, anche se pende un giudizio del Consiglio di Stato su richiesta del Comune che vuole chiuderlo «per uso improprio». Il 23 dicembre il presidente della Comunità islamica, Muin Qaraqe, «ringrazia e stringe la mano all'agente del commissariato di polizia di Sesto San Giovanni» per aver fermato per sempre Amri.

A Cinisello Balsamo, però, predica un imam uscito dall'università islamica «Al Iman» della capitale yemenita Sana'a. L'ateneo è sulla lista nera americana per l'appoggio ad Al Qaida.

Il 16 dicembre il camion polacco, poi dirottato per compiere la strage, parcheggia davanti ad una ditta di Cinisello per operazioni di carico. Poi si dirige in Germania, dove l'autista viene sequestrato e ucciso. L'antiterrorismo non ha ancora trovato riscontri che il camion sia stato segnalato ad Amri dall'Italia, ma è almeno curioso che il ricercato sia morto ad un chilometro e mezzo, 19 minuti a piedi, dall'ultima sosta nel nostro paese del Tir. Non solo: a Sesto San Giovanni ad un chilometro e mezzo, 7 minuti in macchina, da dove è stato ucciso il terrorista abita un marocchino, che non potrebbe rientrare in patria a casa delle sue sospette simpatie radicali islamiche. Tutte coincidenze o forse qualcosa di più.

Commenti
Ritratto di nando49

nando49

Gio, 29/12/2016 - 09:50

La casbah l'hanno lasciata crescere i nostri amministratori politici senza alcun controllo preventivo e quando "arrivano" i politici con provvedimenti è troppo tardi. Ieri sera un servizio TV ha mostrato un quartiere di San Siro dove neanche la polizia può entrare.

Aleramo

Gio, 29/12/2016 - 10:10

"un marocchino, che non potrebbe rientrare in patria a casa delle sue sospette simpatie radicali islamiche": invece qui da noi ci sta benissimo, proprio grazie alle sue simpatie radicali islamiche. Ormai i terroristi stanno meglio da noi che a casa loro.

Royfree

Gio, 29/12/2016 - 10:14

Gli Italiani? Un popolo di idioti. Prima abbiamo seppellito migliaia di tonnellate di rifiuti cancerogeni uccidendo i nostri figli e poi, per rendergli la vita migliore, li costringiamo ad emigrare perchè abbiamo riempito i nostri territori di feccia nauseante trogloditi inutili e pericolosi. Il coccodrillo si mangia i figli? Noi abbiamo fatto di peggio.

Lucaferro

Gio, 29/12/2016 - 10:36

La Stalingrado italiana se li tenga e se li coccoli tutti: attenta a non esportare risorse... il resto della Regione e l'Italia intera ne fanno volentieri a meno.

Ritratto di DuduNakamura

DuduNakamura

Gio, 29/12/2016 - 10:44

Toh? Qualcuno si sveglia ed anzichè riportare le agenzie alza il posteriore per andare sul campo. E' una vita che si sanno queste cose, basta parlare con la gente del luogo. Ora ci vuole la volontà politica di ripulire i ghetti e controllare il territorio sul serio.

maxfan74

Gio, 29/12/2016 - 11:01

Situazione fuori controllo e governo allo sbando, grazie ad un controllo di routine è stato preso un terrorista che ha passeggiato tranquillamente in tre stati. Onore agli agenti ed a tutti gli organi di Polizia. Ma a Roma devono capire che non sempre è Natale.

guardiano

Gio, 29/12/2016 - 12:05

Nando non rimanere sul vago, gli amministratori colpevolli hanno nomi e cognomi appartenenti della associazione a delinquere cattocomunista.