Il caso Dj Fabo alla Consulta. La fidanzata: "La Corte salvi Cappato"

In discussione alla Corte Costituzionale il caso relativo alla presunta instigazione al suicidio da parte del radicale Marco Cappato nei confronti di Dj Fabo. La compagna: "La Consulta salvi Cappato". Mina Welby: "Serve legge sull'eutanasia"

Il caso relativo alla presunta istigazione al suicidio da parte del radicale Marco Cappato nei confronti di Dj Fabo è arrivata oggi alla Corte Costituzionale. La Consulta, infatti, è chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità dell'articolo 580 del codice penale, che disciplina il reato di aiuto al suicidio (chi lo commette è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da 5 a 12 anni). Ma la Corte di Assise di Milano, presso la quale Cappato è imputato, ha chiesto alla Corte di validarne la costituzionalità. Intanto Valeria Imbrogno, fidanzata di Dj Fabo, ha espresso solidarietà a Cappato: "Il reato di aiuto al suicidio è incostituzionale, voler morire non è un crimine". E Mina Welby ha aggiunto: "Si faccia una legge per morire in modo umano".

La storia è nota. Nel febbraio 2017 Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell'associazione Luca Coscioni, si era offerto per accompagnare in Svizzera Fabiano Antoniani (in arte Dj Fabo), dove è morto il 27 febbraio 2017. Questo il motivo per cui Cappato è stato rinviato a giudizio per il reato di aiuto al suicidio. Ma i giudici della Corte d'Assise di Milano, il 14 febbraio 2018, trovandosi in una situazione di impasse hanno rimesso gli atti alla Consulta, chiamata a esprimersi sulla costituzionalità o meno dell'articolo 580 del codice penale che punisce con la reclusione fino a 12 anni chi commette istigazione al suicidio.

La seduta della Consulta, iniziata in mattinata con la relazione del giudice Franco Modugno, ha visto la partecipazione tra il pubblico di Marco Cappato, Mina Welby e la fidanzata di Dj Fabo, Valeria Imbrogno. Proprio la compagna di Antoniani, in un'intervista a Repubblica, ha chiesto alla Corte di "graziare" Cappato: "Spero che i giudici della Consulta scrivano che aiutare chi vuole morire non è un crimine, che il reato di aiuto al suicidio è incostituzionale. Cappato ha fatto solo quello che Fabo gli chiedeva disperato", ha detto la Imbrogno, spalleggiata poi da Mina Welby: "Spero che la Corte cambi l'articolo 580 oppure dia il 'là e spinga il Parlamento a fare una legge per poter morire in modo umano", chiedendo quindi una legge sull'eutanasia.

Al termine della seduta ha preso la parola anche Marco Cappato. "Dopo cinque anni la nostra legge di iniziativa popolare sull'eutanasia legale non è stata ancora mai discussa e il governo Conte interviene in questo giudizio contro di me invocando che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata e rimandando a un intervento del legislatore", le parole dell'esponente radicale: "Siamo noi - ha poi osservato Cappato - che da cinque anni invochiamo un intervento e avevo capito che tra gli obiettivi di questo governo - ha aggiunto - ci fosse la certa e rapida trattazione delle leggi di iniziativa popolare".

Posizione che trova solo parzialmente sponde nell'intervento in aula di Gabriella Palmieri, vice avvocato generale dello Stato e rappresentante della Presidenza del Consiglio davanti alla Consulta. "È necessario lasciare spazio al legislatore, che deve trovare il giusto punto di equilibrio di tutti i diritti in gioco. [...] La Corte d'assise di Milano avrebbe potuto dare un'interpretazione costituzionalmente orientata" della norma del codice penale che, "sebbene risalga al 1930, non è obsoleta ed è stata applicata di recente dalla Cassazione in relazione ai procedimenti su Blue Whale", ha ricordato l'avvocato Palmieri.

La sentenza della Corte, attesa tra oggi e domani, dirà se aiutare un malato terminale a suicidarsi sia o meno un reato.