Chi si offende per il presepe è più ottuso di Erode

Il giorno dell'Immacolata, a casa mia, facevamo il presepe. Il giorno dopo lo facevamo a scuola. Era la scuola De Amicis, come la famosa scuola presepofoba di Bergamo. Vorrei dire ai cretini che aboliscono il presepe per non offendere i non cristiani, cosa si perdono e cosa fanno perdere ai bambini.

Il presepe era la nascita di un bambino, di una famiglia, di una (...)

(...) comunità. Era il calore in pieno inverno, era il cielo stellato nel gelo di dicembre, era la luce al buio della notte. Il presepe consacrava la famiglia, quella composta da padre, madre e figlio, e celebrava la casa, anche se ricordava una nuda grotta. Il presepe era un esempio magico di edilizia sacra, tramite un lavoro collettivo; bambini di ceto diverso e capacità diversa insieme costruivano una miniatura di universo e umanità, una città di anime e corpi, umili e gloriosi. E in quella famiglia vedevano la loro, anche se si trattava di una famiglia speciale, povera ma altolocata che partoriva a cielo aperto, senza un'ostetrica; in quel paese che si chiamava città del pane (Betlemme) riconoscevano il loro; in quelle facce di pastori, venditori, pellegrini ritrovavano quelle dei loro conoscenti. Il presepe era il modo concreto e favoloso per rappresentare l'alleanza tra il cielo e la terra, tra uomini e animali, tra popoli e sovrani, tra oriente ed occidente. Nel presepe vedevamo per la prima volta insieme bianchi e neri, persino i re magi rispettavano l'integrazione perché uno dei tre era moro, rispecchiando alle perfezione i rapporti tra indigeni e migranti. Nel presepe imparavamo a riconoscere ed amare la natura, la bellezza dei monti riprodotti in carta da imballaggio travestita e maculata, dei fiumi e dei laghetti, anche se erano specchietti rubati alla vanità femminile, il muschio vero e la neve finta, poi gli alberi e le palme, il cielo stellato e il prodigio di una stella cometa posata sopra una grotta, spesso in modo precario. Nel presepe acquistavano dignità gli animali più umili, a cominciare dall'asino e dal bue, primi caloriferi animati per un Divino Utente e per i suoi santi congiunti. Poi c'erano le papere, le pecore e le oche, ondeggiavano tra le dune serafici cammelli, si affacciava qualche maiale e gli agnelli acquistavano umanità nel loro viaggio verso la capanna. Il presepe apriva i cuori all'aspettativa, alla nascita. Era un esempio di fiducia miracolosa nell'avvenire, una comunità fondata non sull'interesse e sullo sfruttamento ma sul comune amore per un Bambino che nasce, per una fede che unisce. Chi dovrebbe offendere una rappresentazione così dolce e innocua di vita, religione e comunità? Del presepe si possono sentire leggermente offesi solo gli eredi di Erode, o quelli che a Gesù Bambino preferiscono Gesù abortino. Da cosa dovrebbero sentirsi offesi gli islamici, se perfino la location del presepe è loro assai famigliare e non c'è nulla ma proprio nulla contro la loro religione, anche perché l'evento natalizio la precede di alcuni secoli? E i bambini atei o semplicemente non credenti, o meglio figli di atei e di non credenti, in cosa dovrebbero sentirsi offesi, da un bambino che nasce, da un tributo d'amore, dallo sfarfallio di angeli con la chitarra? Più che l'angelo sospeso in cielo magari a loro colpirà il filo a cui sono appesi, ma che danno avrebbero da un presepe? Al più sarà per loro una bella favola, come Babbo Natale e Halloween, anzi una «narrazione». Per chi crede, invece, il presepe è il sacro ad altezza d'uomo, di santità a domicilio, di spiritualità che si fa carne, popolo e paesaggio, di una divinità che prende in braccio il mondo e lo accarezza. È anche aspra la religione, è anche tosta, esige sacrifici, è martirio e sopraffazione, a volte è l'alibi per esercitare violenza e dominio; ma nel presepe no, è un esempio mite di comunità armoniosa, di una beatitudine casereccia, perfino musicale. Poi quando si spegnevano le luci intorno e restavano accese solo le luci del presepe e ciascuno aveva in mano una candelina e si allestiva una piccola, sgangherata processione, in aula o in casa, per far nascere il Bambino, quella comunità si faceva comunione e avvertivi in quella stanza la magia di una nuova presenza. Tu scendi dalle stelle e porti il cielo in una stanza.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

Anonimo (non verificato)

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 09/12/2014 - 20:19

Odiano il presepe. Per loro il presepe propone una pericolosa 'armonia' tra le classi. Perchè, come dice Veneziani, tutti contribuivano alla sua realizzazione, al di là del ceto sociale. Perchè è simbolo di pace. Di 'pacificazione' tra le 'classi'. Non gliene frega niente della convivenza tra Re Magi bianchi e negri. Va eliminato. Perchè si deve 'bypassare' la socializzazione tra italiani in nome dell'accoglienza e della sottomissione a nuove religioni, a nuove 'prospettive', a 'magnifiche sorti e progressive'. Ci si deve 'deprimere' in nome della 'perdita di identità'. Forse questo che dico andava scritto su “Pensa al prossimo solo se viene da lontano”! ma mi è venuto in mente solo adesso, e si sa che i pensieri sono figli; necessitano di una gestazione. Di un presepe!

Ritratto di Rosella Meneghini

Rosella Meneghini

Sab, 13/12/2014 - 13:49

Caro Rosario, mi sono precipitata a leggere questo cucù da te citato per Marinas 58 e devo dire che Veneziani non poteva esprimere meglio il messaggio d’amore contenuto nel presepe. Un amore che non guarda all’apparenza, ma all’umanità di ogni uomo che la venuta del Bambinello ha elevato, riconoscendo in essa la scintilla divina che abita in ognuno di noi, indifferentemente dalla fede professata. Solo chi ha un cuore o vuoto o pieno di fanatismo, non riuscendo a percepire quella semplice ed intima carezza d’amore, non solo la rifiuta per sé ma vorrebbe paralizzarla anche per gli altri. Se la Ragione seguisse le vie del cuore senza farsi influenzare da tutto ciò che annienta non solo sé stessa ma anche il battito che la tiene viva, il mondo sarebbe finalmente pacificato. Comincio ad inviarti gli auguri di ogni bene per ogni giorno degli anni a venire. Ciao, ciao. Rosella

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 13/12/2014 - 19:40

Rosario, tu e la signora Rosella mi avete incuriosita ed ho cercato di ritrovare lo scritto di Veneziani, che riesce a toccare con la semplicità le corde più segrete del nostro cuore. E penso a quei bambini che vengono defraudati di simili ricordi, della dolcezza del recupero memoriale quando saranno adulti, da parte di individui dal cuore arido e dalla mente distorta, verso i quali, contravvenendo allo spirito presepiale, nutro forti sentimenti negativi.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Sab, 13/12/2014 - 20:05

“Kennst du das Land wo die Zitronen blühn?” scriveva qualcuno. Conosci il Paese dove fioriscono i limoni? Certo che lo conosco. Era un Paese bellissimo, il paesaggio dolce e il clima piacevole. Così era ancora ai tempi della mia infanzia quando ancora si faceva il presepe. C’era gente perbene, magari incolta ma perbene. Se c’era una divisione era fra i seguaci di Don Camillo e quelli di Peppone. Quei tempi sono cambiati e non torneranno più: ora gli uomini sono prevalentemente seguaci di Totò Riina o di Fabrizio Corona.

Ritratto di lucianaza

lucianaza

Lun, 15/12/2014 - 17:34

ma allora mi domando: a scuola si offendono, invece tutti i negozi che espongono tutti i simboli natalizi? che faremo, aboliremo tutti il business natalizio? è solo ipocrisia e strumentalizzazione!

nonnoalf

Mar, 15/12/2015 - 15:01

Andare contro le belle tradizioni italiane, come il presepe, è da stupidi stupidi stupidi!