Clima, ultimo round. Aspettando Greta

L'appello del segretario Onu Guterres. In 5 anni situazione peggiorata

Madrid Con la certezza di non avere fatto nulla fino ad ora per rallentare gli effetti dell'inquinamento sul clima mondiale, rispetto a quanto deciso al precedente vertice di Parigi del 2015, e con i migliori auspici per «fare», invece che continuare a decidere e a non vedere un miglioramento, ieri a Madrid si è aperta la Cop25 (è attesa per i prossimi giorni anche Greta Thunberg), la Conferenza Mondiale sul Cambiamento Climatico col patrocinio dell'Onu. «Il mondo deve scegliere tra speranza e capitolazione», ha dichiarato António Guterres, segretario generale della Nazioni Unite, come dire, se non ci diamo una mossa, i nostri nipoti andranno a sciare a Zanzibar.

Gli ultimi dati ufficiali, resi pubblici, pochi giorni fa, sono i peggiori di sempre: la percentuale di CO2 prodotta e immessa nell'aria è aumentata di due punti rispetto a quattro anni fa, rendendo vani gli accordi del 2005, cui, dopo un primo «sì» gli Stati Uniti di Donald Trump si sono sfilati. «Vogliamo veramente passare alla storia come la generazione che si comportata come lo struzzo, mentre il mondo bruciava», ha detto Guterres, nel discorso d'inaugurazione simile più a invettiva. Perché non è un capriccio di alcuni scienziati: ci sono segnali «inequivocabili», ha spiegato Guterres. «Negli ultimi cinque anni si è superato ogni record di temperatura e gli eventi metereologici più violenti ne sono la causa più evidente, dalla siccità agli inverni impazziti», ha proseguito il numero uno dell'Onu.

Per non vedere crescere il grano in Groenlandia, bisogna che tutti contengano l'innalzamento della temperatura globale entro i 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale. E per impressionare Guterres mostra i dati del disastro: a luglio 170 miliardi di tonnellate di ghiaccio si sono liquefatte e all'Artico, il permafrost (il terreno perennemente ghiacciato) si sta scongelando al ritmo adeguato al 2090. Poi Guterres affronta il «fattore umano e sociale». «L'anno scorso dissi che non dovevamo più costruire centrali termiche a carbone dopo il 2020, ma dobbiamo anche evitare che il passaggio alla green economy produca un impatto negativo sul lavoro, producendo nuove occupazioni, sicure e pulite, invece che disoccupazione». Punto cruciale per Washington che ha mandato una delegazione alla Fiera di Madrid per ribadire la loro contrarietà a sacrificare il lavoro nel settore del carbon fossile. E sullo schermo balenano le immagini della sconfitta: Venezia che affoga e l'Amazzonia che brucia, «perché i nostri sforzi sono totalmente insufficienti, mentre la scienza dice che possiamo ancora farcela», ha concluso il segretario portoghese, dispensando un chicco di speranza in un vertice iniziato coi peggiori auspici.