Coca Cola alcolica Ora può dare alla testa (ma solo ai giapponesi)

La nuova formula lanciata nel Sol Levante E in Italia accordo con l'«Amaro Lucano»

«Lei mi pare un po' brillo. Facciamo la prova del palloncino...».

«Ma se ho bevuto solo una Coca Cola...».

«Appunto, soffi qui dentro...».

L'immaginario dialogo da sabato sera tra poliziotto della Stradale e giovane automobilista appena uscito da una discoteca è, in Italia, ancora lungi dall'essere attuale.

Ma in Giappone, no. Lì il botta e risposta è questione di giorni. La bevanda più famosa del mondo è infatti in procinto di lanciare sul mercato del Sol Levante (non propriamente un mercatino rionale) la prima Coca Cola alcolica. Roba tosta, «per l'uomo che non deve chiedere. Mai!»; insomma, stesso target dei Durex. Scherzi a parte, qui la cosa è serissima. E non solo perché - a differenza dei Durex - la Coca Cola alcolica la consumeranno anche le donne, ma soprattutto perché la nuova formula dal (lieve) tasso alcolico rappresenta una svolta storica nella già storica tradizione della bibita di Atlanta. Nulla a che fare, questa volta, con le numerose versioni «light», «zero» o «senza caffeina»: qui il gioco si fa duro, drink da adulti, mica bollicine adolescenziali. «L'altro modo di bere nero» - oltre al chinotto - prevede ora la diluizione sperimentale del Chu-Hi, che non è una variante nipponico-canina della più celebre razza pechinese, bensì un tipo di alcol a base di distillato di Sochu «molto di moda e diffuso in Giappone». Pare che i barman acrobatici con gli occhi a mandorla ne facciano un uso intensivo. Ora, a forza di acrobazie, il gettonatissimo Chu-Hi è finito anche nel barattolo rosso della Coca che da 130 anni cela all'universo la sua «ricetta segreta». In più puoi trovare solo il solito cocacologo che ti ripete la solita menata del «farmacista che inventò la formula per sbaglio, perché in realtà stava preparando una medicina». Una favoletta mal digerita soprattutto dai cultori della Pepsi.

Non è la prima volta che Coca Cola promuove linee innovative a Tokyo e dintorni, dove già ora si trovano molte versioni della Coca Cola inedite in Europa, come quella al Tè verde Ayataka.

Jorge Garduno, presidente della Coca Cola in Giappone, ha sottolineato in un'intervista sul sito web della compagnia che «la nuova bevanda alcolica s'ispira a quella tradizionale giapponese fatta con alcol distillato shochu e acqua frizzante, arricchita da aromi. Non abbiamo mai sperimentato prima nulla di alcolico e questo è un esempio di come Coca Cola continui a esplorare le opportunità al di fuori delle nostre aree principali»; per poi precisare: «L'esperimento riguarderà probabilmente solo il Giappone, perché nel resto del mondo Coca Cola è un'istituzione analcolica e la versione con alcol è un test per un fetta specifica del nostro mercato».

Ma forse le cose potrebbero non stare esattamente così. E un segnale viene proprio dal nostro Paese: appena tre mesi orsono, infatti, la Coca Cola HBC Italia ha stipulato una partnership con l'«Amaro Lucano», il liquore-simbolo della Basilicata, conosciuto e apprezzatissimo ovunque. L'accordo riguarda solo l'aspetto distributivo, ma i fan del liquore del mitico «Cavalier Vena di Pisticci» giurano che potrebbe presto esserci dell'altro. Magari ad alta gradazione. Un barattolo di Luca-Cola potrebbe presto sgassare dai frigobar.

Commenti

ohibò44

Gio, 08/03/2018 - 19:37

Niente di nuovo, di fatto Giacobazzi 8 ½ aveva già lanciato sul mercato una bibita alcolica ma non aveva la forza del marchio Coca Cola e ha pensato di venderlo come vino. Io avevo detto subito che sbagliava e doveva venderlo come bibita.